Di Luca Franceschi
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L’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico ha rivisto al ribasso le previsioni di crescita per l’Italia, riducendole a un modesto +0,4%. Questo dato rappresenta una severa bocciatura delle politiche economiche del governo Meloni e certifica l’immobilismo di una maggioranza che si dimostra incapace di fornire risposte strutturali alle esigenze del Paese.
La situazione economica italiana appare infatti bloccata, con responsabilità politiche ben precise. Il quadro macroeconomico presenta elementi di forte preoccupazione, aggravati dall’incremento dell’inflazione e dal rischio concreto di un rialzo dei tassi di interesse da parte della Banca Centrale Europea.
Particolarmente allarmante risulta la condizione dei salari reali, che rimangono ancora significativamente al di sotto dei livelli registrati nel 2021. Questa situazione ha provocato un crollo della fiducia dei consumatori, che non credono più nelle prospettive di ripresa economica del Paese, e le ragioni di questo scetticismo appaiono del tutto giustificate.
Sul fronte dei conti pubblici, la situazione non è meno critica. Le politiche di austerità adottate non sono riuscite nell’obiettivo di ridurre il deficit al di sotto del 3% del Prodotto Interno Lordo, mentre paradossalmente hanno contribuito ad aumentare il debito pubblico, proprio a causa dell’azzeramento della crescita economica.
In questo contesto di difficoltà generalizzate, l’unico settore che registra un incremento significativo è quello della spesa militare. Il budget per la Difesa raggiungerà i 45 miliardi di euro nel 2025, segnando un aumento di 12 miliardi rispetto all’anno precedente.
L’instaurazione di un’economia orientata verso spese militari in un Paese che affronta gravi problemi strutturali come liste d’attesa sanitarie interminabili, un tessuto industriale in crisi profonda e una pressione fiscale che soffoca cittadini e imprese, non può essere considerata una strategia politica razionale, ma rappresenta piuttosto un vero e proprio suicidio economico per la nazione.
