(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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L’8 marzo è una giornata di lotta, di sciopero, in cui saremo nelle piazze con la consapevolezza di trovarci in un tempo storico che ci consegna la faccia più brutale e violenta delle aggressioni imperialiste e di un neocolonialismo che non conosce ragioni, in cui l’autodeterminazione dei popoli non conta, mentre la forza, il controllo e il possesso dei territori sembrano le uniche logiche esistenti, in cui si propone, come negli Usa, la pena di morte per le donne che hanno abortito, in cui l’identità di genere viene vista come un nemico, invisibilizzata ogni volta che si parla di accesso ai diritti fondamentali e vista invece quando c’è da portare avanti una crociata, come quella che stanno portando avanti i movimenti di estrema destra in tutto il mondo.
In questo contesto, il governo aderisce completamente a queste logiche e porta avanti un’economia di guerra completamente intrecciata con la parità di genere e con la lotta per la parità.
Mentre vanno spediti a cercare risorse per il riarmo affossano il congedo paritario obbligatorio, bistrattano i care giver, che per l’80% sono donne, e si ostinano a dire no al salario minimo.
Uno squilibrio di potere che viviamo tutti i giorni dagli spazi più intimi, fino al lavoro e alla medicina.
Quello stesso governo che ha voluto inserire il consenso per evitare l’educazione affettiva e sessuale nelle scuole, qualcosa che serve urgentemente a questo paese, ma che lo rifiuta davanti alla violenza sessuale, non lo riconosce come presupposto fondamentale per poter riconoscere una violenza sessuale, e lo vuole ribaltare preferendo legittimare quel sistema di poter per cui sei tu vittima che devi evitare, non chi agisce violenza a non agirla davanti alla mancanza di consenso.
Al centro di tutte le politiche va messo il nostro desiderio di avere figli o no, di un atto sessuale, di progettare la nostra vita come vogliamo.
Non ci accontenteremo più delle briciole, vogliamo cambiamenti strutturali.
Ed è quello che chiediamo con questa mozione.
Chiediamo risorse certe e vincolate per la Strategia nazionale, un sistema pubblico e trasparente di raccolta dati, educazione sessuale e affettiva obbligatoria in tutte le scuole, finanziamenti stabili ai centri antiviolenza, applicazione uniforme delle misure di protezione, trasparenza salariale reale, potenziamento di nidi e servizi di cura.
Il Parlamento scelga.
Noi stiamo dalla parte dei diritti.
Così in Aula la deputata M5S Gilda Sportiello.
