Di Luca Franceschi
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Il disegno di legge sul nucleare presentato dal governo non nasce da una strategia energetica seria, coerente e pianificata, ma rappresenta il fallimento di quasi quattro anni di politiche energetiche improvvisate ed emergenziali, per non dire inesistenti. Si tratta di politiche prive di visione industriale e incapaci di garantire all’Italia sicurezza, autonomia e riduzione strutturale dei costi dell’energia.
Il governo Meloni ha rincorso le crisi senza affrontarne le cause strutturali e oggi tenta di coprire questo fallimento con il nucleare, un concetto divisivo, propagandistico e lontano nel tempo. La maggioranza viene in Aula a sostenere che la soluzione sarebbe una tecnologia che nella migliore delle ipotesi entrerà in funzione tra decenni, ma il problema energetico dell’Italia è oggi.
Il caro bollette, la povertà energetica, la crisi delle imprese sono problemi a cui questo provvedimento non dà alcuna risposta immediata. Si tratta di una gigantesca operazione di rinvio politico, una promessa per nascondere l’assenza di soluzioni concrete ed efficaci.
Il Paese si trova davanti a un gigantesco salto nel buio dal punto di vista finanziario e industriale. Questo disegno di legge racconta molto più del nucleare: descrive un modo di governare di un esecutivo che arriva sempre dopo. Dopo le crisi, le emergenze, gli aumenti delle bollette, la perdita di competitività industriale. Un governo che insegue l’emergenza senza portare avanti una strategia immediatamente operativa.
L’Italia non può permettersi una propaganda energetica, ha bisogno di programmazione, investimenti immediati, sicurezza delle forniture e riduzione reale dei costi per famiglie e imprese. Queste le dichiarazioni della deputata Emma Pavanelli, capogruppo M5S in commissione Attività produttive, intervenuta in aula per illustrare la pregiudiziale di costituzionalità sul disegno di legge delega al governo in materia di energia nucleare.
