Di Luca Franceschi
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Le indiscrezioni giornalistiche sul sostanziale fallimento della riforma della medicina generale certificano l’incapacità dell’esecutivo di affrontare uno dei principali nodi della sanità italiana. Da anni è evidente a operatori, amministratori regionali, esperti del settore e istituzioni che l’attuale modello della medicina generale rappresenta uno dei principali ostacoli al pieno funzionamento della medicina territoriale e delle Case della Comunità previste dal PNRR.
L’Italia continua ad essere un’anomalia nel panorama europeo, con medici di medicina generale e pediatri di libera scelta convenzionati anziché inseriti organicamente nel Servizio sanitario nazionale. Nonostante questa consapevolezza sia ormai diffusa, il Governo non è stato in grado di portare avanti una riforma strutturale, che era stata pure proposta dal Ministro Schillaci e appoggiata dalla Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome.
Ancora una volta prevalgono i veti, le resistenze corporative e gli interessi organizzati, mentre i cittadini continuano a fare i conti con carenza di medici, servizi territoriali insufficienti e Case della Comunità che rischiano di rimanere scatole vuote.
Durante il Question Time al ministro Giorgetti, è stato posto il tema del ruolo svolto da ENPAM nel dibattito sulla riforma della medicina generale e della necessità di fare piena luce su possibili conflitti di interesse. Quando un ente previdenziale che gestisce miliardi di euro e rappresenta una categoria professionale interviene su riforme che possono incidere sui propri equilibri economici e contributivi, la trasparenza deve essere assoluta.
Non è accettabile che il futuro della sanità territoriale venga bloccato da interessi particolari mentre medici e cittadini attendono risposte da anni. È necessario che il Governo trovi il coraggio di scegliere l’interesse generale e di realizzare quelle riforme che tutti riconoscono come necessarie per garantire una sanità pubblica moderna, efficiente e vicina ai bisogni delle persone.
