(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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“La vertenza dei lavoratori dei call center che operano per Enel mette a nudo una verità scomoda: lo Stato, pur essendo azionista, non esercita alcuna reale vigilanza su una grande partecipata pubblica mentre circa 2.500 posti di lavoro sono a rischio.
Migliaia di lavoratrici e lavoratori garantiscono da anni servizi essenziali per Enel, spesso in territori già fragili come il Mezzogiorno e la Puglia.
Eppure, di fronte a bandi che mettono in discussione la clausola sociale e aprono la strada a delocalizzazioni e licenziamenti mascherati, il Governo resta immobile, limitandosi a osservare.
Questa inerzia è ancora più grave se si considera che Enel continua a registrare utili rilevanti, a distribuire dividendi consistenti e a dichiarare prospettive industriali positive.
In questo contesto, scaricare i costi delle scelte industriali sui lavoratori non è una necessità economica, ma una scelta politica e manageriale che lo Stato azionista ha il dovere di impedire.
Enel non è un soggetto privato qualunque. È una società a partecipazione pubblica e strategica per il Paese.
Se il Governo non esercita indirizzo e vigilanza, la partecipazione pubblica diventa una finzione, utile solo a incassare dividendi mentre si ignorano le conseguenze sociali.
Per questo annuncio il deposito di un’interrogazione parlamentare ai Ministri competenti, per chiedere perché il Governo non stia esercitando il proprio ruolo di vigilanza, quali iniziative intenda assumere per tutelare l’occupazione e se ritenga ancora credibile parlare di responsabilità sociale d’impresa nelle partecipate pubbliche.
Il lavoro non può essere sacrificato sull’altare del profitto, come unico obiettivo.
L’assenza di vigilanza del Governo su Enel è una grave responsabilità politica che va chiarita subito in Parlamento”.
Lo dichiara il senatore Mario Turco, vicepresidente nazionale del M5S e componente della commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche.
