(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Il ministro Giorgetti, probabilmente stanco anche lui di un ruolo che non ha prodotto esito alcuno per il Paese, si rifugia nell’impostura, ovvero nella classica scusa del Superbonus.
Nella narrazione del ministro il Superbonus, con rane, zanzare e locuste, sarebbe dietro il mancato perseguimento dell’obiettivo governativo di scendere nel 2025 sotto il 3% del rapporto deficit/Pil.
Peccato che il ministro abbia in corso d’opera cambiato il meccanismo di contabilizzazione del Superbonus per scaricarne tutti gli effetti sui deficit degli anni fino al 2023, con qualche residuale effetto successivo, di fatto a misura abolita.
Risibile quindi lagnarsi a proposito del 2025.
Nonostante i trucchetti contabili, Giorgetti ha fallito.
Ma non ha fallito solo e tanto sulla riduzione del deficit: lui e Meloni hanno fallito sulla crescita, che oggi l’Istat limita al ridicolo +0,5% nel 2025; hanno fallito sulla promessa di riduzione della pressione fiscale, che l’anno scorso ha sfondato il livello del 43%, uno dei più alti degli ultimi 20 anni, con gli italiani costretti a trovare una nuova tassa a ogni angolo di strada; hanno fallito sulla riduzione del debito pubblico, salito di oltre tre punti negli ultimi due anni.
Hanno fallito non per colpa di Superbonus, cavallette, rane, brigata Wagner, benzinai e via dicendo, ma perché hanno schiantato l’economia italiana.
E ora con la crisi Iran-Usa-Israele, con il petrolio e il gas alle stelle, con lo spettro di una nuova inflazione, lo scenario rischia di precipitare ulteriormente.
Semplicemente irresponsabile cercare vittimismi e scaricabarile in questa situazione.
