Di Luca Franceschi
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L’ufficio del giudice per le indagini preliminari di Milano ha reso noto che dal 15 maggio al 30 giugno sarà in grado di garantire esclusivamente le attività considerate prioritarie, tra cui le misure cautelari. La maggior parte delle udienze preliminari e dei processi dovranno essere rinviati a causa della grave carenza di personale.
Da tempo viene lanciato l’allarme sul collasso verso cui si dirige inevitabilmente la giustizia italiana. Sono sempre più evidenti i danni causati da un governo orientato alla massima austerità, che non ha effettuato alcun investimento per le assunzioni straordinarie, nonostante i ripetuti annunci del ministro Nordio.
L’esecutivo ha dedicato ogni sua energia alla riforma costituzionale, che è stata sonoramente bocciata dai cittadini, e a varare norme il cui unico fine appare quello di ammorbidire il contrasto ai reati dei colletti bianchi.
Mentre la Giustizia è già in corsa sul piano inclinato verso la paralisi, il governo e la maggioranza hanno respinto la proposta avanzata per posticipare l’entrata in vigore della norma sul gip collegiale sulle richieste di custodia cautelare in carcere, prevista per agosto.
Come spesso accade, il governo arriva dopo. Sabato scorso, in un’intervista al Corriere della Sera, il ministro Nordio ha ventilato la possibilità di differire l’entrata in vigore della norma. Resta da vedere se l’esecutivo accoglierà le istanze già avanzate.
Si pone la questione se Nordio, dopo l’esito del referendum, abbia compreso che perseverare nell’errore con arroganza e presunzione rappresenta un disastro non solo per lui e la sua parte politica, ma soprattutto per l’Italia, la Giustizia e i cittadini.
A questo punto il Paese attende di verificare se il ministro intenda proseguire nella sua gestione, definita disastrosa, oppure se, dopo la lezione del no al referendum, voglia dedicarsi a misure concrete che diano alla macchina della giustizia un minimo di ossigeno.
Qualora non lo facesse, sarebbe lecito ritenere che si tratti di scelte consapevoli per l’inefficienza programmata, ovvero mettere sabbia negli ingranaggi per le misure cautelari nei confronti dei colletti bianchi.
