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M5S – MOVIMENTO 5 STELLE * PARLAMENTO: «FEDERALISMO, ALOISIO (M5S): SUD ANCORA PENALIZZATO»

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18.15 - mercoledì 27 maggio 2026

Di Luca Franceschi
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Durante l’audizione in Commissione parlamentare per l’attuazione del federalismo fiscale, sono emerse forti preoccupazioni riguardo ad alcune criticità contenute nell’Atto Governo 400 che rischiano di compromettere ulteriormente le aree più fragili del Paese e in particolare il Mezzogiorno. I rappresentanti del Dipartimento Finanze del Ministero sono stati chiamati a rispondere su questioni che stanno suscitando notevoli perplessità.

La prima questione riguarda l’uscita di Roma Capitale dal regime ordinario del Fondo di Solidarietà Comunale. Questa scelta rappresenta un potenziale elemento di indebolimento della consistenza complessiva del fondo. Le rassicurazioni fornite dal Ministero non sono risultate sufficienti a dissipare i dubbi sulla sostenibilità a lungo termine di questa decisione. Sebbene per il 2026 sia garantita l’invarianza degli effetti attraverso uno stanziamento straordinario di 70 milioni di euro, rimane totalmente indefinito cosa accadrà quando queste risorse si esauriranno.

Il Ministero si è limitato a ipotizzare che nel medio periodo si renderanno disponibili maggiori risorse, ma al momento non è stata fornita alcuna indicazione concreta sulle modalità con cui questo avverrà. L’assenza di certezze su un aspetto così rilevante rappresenta un elemento di forte preoccupazione per gli enti locali.

Un secondo aspetto critico emerso durante il dibattito riguarda il calcolo della capacità fiscale collegato all’Imposta Municipale Unica. Il modello attuale presenta significative problematiche, in quanto stima la ricchezza dei territori applicando aliquote su rendite catastali teoriche che risultano spesso obsolete. Questa distorsione è particolarmente evidente nel Mezzogiorno, dove si registra un crollo verticale del valore reale degli immobili e della loro liquidità sul mercato.

La risposta fornita dal Ministero, secondo cui il calcolo viene effettuato ripulendo i dati dalle scelte discrezionali delle singole amministrazioni, non risolve affatto il problema di fondo. Il rischio concreto rimane quello di basare le valutazioni su rendite catastali non aggiornate o su stime arbitrarie che non riflettono la reale situazione economica dei territori.

La terza questione sollevata con particolare forza riguarda i tassi di riscossione. La scelta di calcolare la capacità fiscale sulla base di quanto un Comune dovrebbe giuridicamente incassare, anziché su quello che effettivamente riesce a riscuotere, come previsto dall’Atto Governo, rischia di mettere in ginocchio i bilanci di cassa degli enti più fragili. Questa impostazione si rivela particolarmente penalizzante per i Comuni che già operano in contesti territoriali difficili, dove i tassi di riscossione sono strutturalmente più bassi.

La replica del Ministero ha fatto riferimento a un presunto principio di prudenza che giustificherebbe la scelta attuale. Tuttavia, questo principio non è stato adeguatamente chiarito e appare in palese contraddizione con la realtà operativa degli enti locali. La vera prudenza dovrebbe consistere nel tutelare i territori più deboli dal rischio di un definitivo tracollo finanziario, non nell’applicare criteri che finiscono per penalizzarli ulteriormente aggravando le loro già precarie condizioni economico-finanziarie.

Le criticità evidenziate confermano come il sistema di perequazione e finanziamento degli enti locali necessiti di importanti interventi correttivi per evitare che si amplifichino ulteriormente le disparità territoriali esistenti, con particolare riferimento alla situazione del Sud Italia.

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