Di Luca Franceschi
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La deputata Emma Pavanelli, capogruppo M5S in commissione Attività produttive, ha espresso attraverso un video sui social media forti critiche verso la missione della presidente del Consiglio Meloni in Medio Oriente. Secondo l’esponente pentastellata, il viaggio non rappresenta vera diplomazia energetica, ma soltanto un’operazione propagandistica legata a una dipendenza energetica che l’Italia avrebbe potuto evitare.
“Ci troviamo oggi nella situazione di dover inviare la presidente del Consiglio in Qatar, un paese i cui impianti risultano danneggiati, per consolidare una dipendenza che il nostro Paese potrebbe già iniziare a smantellare”, ha dichiarato Pavanelli, sottolineando come le energie rinnovabili rappresentino attualmente la strada più veloce, economica e sovrana verso l’indipendenza energetica italiana.
La parlamentare ha posto un interrogativo fondamentale sulla strategia energetica nazionale: continuare a rincorrere contratti all’estero oppure decidere finalmente di investire sul territorio italiano. L’area del golfo persico fornisce attualmente circa il 35% del gas naturale liquefatto che arriva nel nostro Paese, ma la situazione presenta aspetti paradossali.
QatarEnergy ha ufficialmente comunicato che saranno necessari dai tre ai cinque anni per ripristinare completamente i propri impianti di fornitura. Nel frattempo, l’Italia sta fornendo supporto tecnico per questa ricostruzione, creando una situazione in cui il nostro Paese finanzia direttamente la propria dipendenza energetica, aiutando il Qatar a riparare gli impianti dai quali dipendiamo.
Pavanelli ha evidenziato come esistano alternative concrete e realizzabili. Secondo uno studio condotto dal think tank ECCO, l’85% di quella quota energetica potrebbe essere sostituita nell’arco di dodici mesi utilizzando tre strumenti già disponibili: l’accelerazione delle energie rinnovabili, il miglioramento dell’efficienza della rete elettrica e l’elettrificazione dei consumi.
Il restante 15% del fabbisogno potrebbe essere gestito senza dover firmare nuovi contratti, semplicemente attraverso la riduzione delle perdite di metano lungo la filiera. Si tratta di perdite che attualmente esistono, che vengono pagate dal sistema e che nessuno sembra avere urgenza di eliminare.
La deputata ha inoltre rivolto un’accusa politica alle forze di destra, che per anni hanno etichettato la transizione energetica come “pura ideologia”. Questo approccio, secondo Pavanelli, è stato funzionale a frenare gli investimenti, bloccare normative e rassicurare le lobby dei combustibili fossili.
Mentre altri Paesi acceleravano su rinnovabili e indipendenza energetica, l’Italia ha perduto tempo prezioso, ritrovandosi ora a dover rincorrere soluzioni esterne invece di puntare sulle proprie potenzialità interne per raggiungere l’autonomia energetica.
