Di Luca Franceschi
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I dati diffusi oggi da Arera destano forte preoccupazione per l’impatto sui consumatori più vulnerabili. Per i 2,3 milioni di utenti ancora nel servizio di tutela della vulnerabilità, il prezzo della sola materia prima gas nel mese di marzo ha raggiunto 52,12 euro al megawattora.
Il confronto con il mese precedente evidenzia una dinamica allarmante: a febbraio il prezzo era di 35,21 euro, registrando quindi un incremento prossimo al 20% in un solo mese.
Questi numeri contrastano nettamente con le promesse e gli annunci del governo. Nel 2022 erano stati fatti roboanti proclami sulla trasformazione dell’Italia nell’hub del gas del Mediterraneo, obiettivi che appaiono oggi lontani dalla realtà.
La capogruppo M5S in commissione Attività Produttive alla Camera, Emma Pavanelli, denuncia l’inadeguatezza dell’approccio governativo alla crisi energetica. Secondo Pavanelli, l’esecutivo non ha ancora compreso la portata dello shock energetico che sta investendo il Paese.
L’ultimo decreto Bollette approvato alla Camera viene definito insufficiente, un provvedimento che non affronta le reali dimensioni del problema. La strategia energetica nazionale presenta gravi lacune: mancanza di visione a lungo termine, costi elevati per il gas naturale liquefatto americano, accordi temporanei e frammentari.
Particolare critica viene rivolta agli annunci sul nucleare, considerati irrealistici, e alla carenza di investimenti aggiuntivi nel settore delle energie rinnovabili. Questa situazione di stallo e inadeguatezza politica si traduce in conseguenze concrete per cittadini e imprese.
Il prezzo più alto lo pagano le famiglie e le aziende, comprese quelle che dovrebbero beneficiare di maggiori tutele. La denuncia evidenzia come anche i consumatori vulnerabili, teoricamente protetti da un regime di maggior tutela, si trovino esposti agli aumenti dei costi energetici.
