(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Il governo guidato da Giorgia Meloni continua a fare scena muta sulla richiesta di misure a sostegno di imprese e cittadini per contrastare il caro energia. E come se non bastasse, non ha messo in campo alcuna strategia per garantire una sicurezza energetica.
A dimostrarlo anche le scelte adottate in tema di approvvigionamenti dall’estero. L’esecutivo, che ha condiviso la decisione europea sul phase out dal gas russo, allo stato attuale molto più conveniente del gas liquefatto statunitense, è passato quindi da una dipendenza a un’altra senza prendere alcun impegno per incrementare le misure di sostegno alle fonti rinnovabili e all’efficienza energetica che sono più economiche e non creano dipendenza rispetto agli approvvigionamenti.
Ma c’è un altro tema, nei giorni scorsi è emerso da una rivista di settore una riflessione approfondita sulla dipendenza dell’Europa rispetto al nucleare russo. Ad emergere anche i dati diffusi dall’Agenzia di approvvigionamento dell’Euratom (ESA), secondo cui la quota russa nel mercato europeo nel 2024 restava compresa tra il 16% e il 24%, a seconda della fase della catena del combustibile.
Tuttavia, il nucleare continua a rimanere escluso da qualsiasi pacchetto di sanzioni verso la Russia per indebolirla nel conflitto contro l’Ucraina. Un tema, quest’ultimo, su cui serve un approfondimento.
Per questo, tramite un’interrogazione al ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale e al ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica ho chiesto quale sia la posizione del governo in merito, per quale motivo non sia stato sottoposto a embargo anche l’importazione dell’uranio dalla Russia, e se non considerano incoerente sostenere un embargo sull’importazione di gas e non sulle importazioni dell’uranio dalla Russia considerato che entrambi sono utili nella produzione energetica europea.
Così in una nota Enrico Cappelletti, deputato M5S in commissione Attività produttive.
