Di Luca Franceschi
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La bocciatura dell’ordine del giorno al decreto Lavoro rappresenta l’ennesima occasione mancata per dare una risposta concreta a milioni di lavoratrici e lavoratori in difficoltà economica. Il documento, presentato a prima firma Giuseppe Conte e sottoscritto da tutte le forze di opposizione, impegnava l’esecutivo a introdurre il salario minimo nel nostro ordinamento.
Secondo quanto dichiarato dal capogruppo del Movimento 5 Stelle in commissione Lavoro alla Camera, Dario Carotenuto, la maggioranza continua a gettare fumo negli occhi dei cittadini italiani parlando di “salario giusto”, mentre sceglie ancora una volta di voltarsi dall’altra parte davanti a una realtà evidente: in Italia si può lavorare e restare poveri.
Il costo della vita continua a crescere mentre i salari italiani restano tra i più bassi d’Europa. Nonostante questa situazione critica, il governo Meloni e la sua maggioranza hanno scelto di difendere lo status quo, respingendo una misura che potrebbe fare la differenza per milioni di famiglie.
Il salario minimo non rappresenta una misura ideologica ma uno strumento di civiltà già adottato nella maggior parte dei Paesi europei. Il suo scopo è garantire una retribuzione dignitosa a tutti i lavoratori e contrastare efficacemente il fenomeno del lavoro sottopagato, sempre più diffuso nel nostro Paese.
Il voto di oggi certifica una distanza sempre più evidente tra le esigenze reali del Paese e le scelte politiche della maggioranza di governo. Tuttavia, le opposizioni non intendono fermarsi: il salario minimo resta una priorità di giustizia sociale e di dignità del lavoro che continuerà a essere portata avanti con determinazione.
