Di Luca Franceschi
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Il capogruppo del Movimento 5 Stelle in commissione Lavoro alla Camera, Dario Carotenuto, ha mosso dure critiche al decreto Lavoro e all’assenza della ministra Calderone durante i lavori parlamentari. Secondo l’esponente pentastellato, il provvedimento non prevede alcuno stanziamento concreto per i lavoratori italiani, né risorse nuove destinate ad aumentare i salari erosi dall’inflazione.
Carotenuto ha denunciato come siano stati utilizzati soltanto fondi già esistenti, con il solo scopo di consentire alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni di tenere l’ennesima conferenza stampa celebrativa in occasione del primo maggio. Il decreto ha visto sia la commissione Lavoro che l’Aula di Montecitorio penalizzate da una maggioranza e da un esecutivo che hanno manifestato apertamente le loro divisioni interne, impedendo alle opposizioni di affrontare una discussione di merito.
La figura più assente in questa vicenda è stata proprio la ministra del Lavoro Marina Elvira Calderone, mai presente nonostante le ripetute richieste di partecipazione avanzate dall’opposizione. La giustificazione fornita è stata la sua trasferta a Ginevra, ma per il deputato del M5S questo dimostra che per la ministra il Parlamento rappresenta un organo inutile, una semplice formalità da sbrigare.
La sensazione avvertita dai rappresentanti dell’opposizione è stata esattamente questa: un Parlamento svuotato del suo ruolo. Tutti gli emendamenti presentati dalle forze di opposizione sono stati respinti in blocco, senza alcuna possibilità di discussione. Carotenuto ha sottolineato l’ironia della situazione: mentre a Ginevra il salario minimo è fissato a 26 euro l’ora, il governo Meloni ha inventato il concetto di “salario giusto”, definito come l’ennesimo specchietto per le allodole finalizzato a contrastare la proposta sul salario minimo, che ha raccolto 120mila firme dei cittadini.
Con questo decreto si è deciso di far rientrare nel calcolo del Trattamento economico complessivo anche prestazioni di welfare, polizze sanitarie private e altri benefit. Attraverso i propri emendamenti, il Movimento 5 Stelle aveva avanzato tre richieste concrete e semplici: escludere il welfare dal calcolo del Trattamento economico complessivo, introdurre una soglia minima di 9 euro l’ora e bloccare i contratti definiti “pirata”.
Nessuna di queste proposte è stata accolta. Al contrario, secondo Carotenuto, il governo ha favorito ancora una volta il deputato leghista Angelucci, noto come il re delle cliniche private. Inoltre, con un ordine del giorno di Fratelli d’Italia, si è aperta la strada alla prescrizione dei crediti da lavoro in costanza di rapporto, ossia quando il lavoratore si trova in una posizione di ricattabilità nei confronti del datore di lavoro.
Il capogruppo pentastellato ha concluso affermando che la dignità del lavoro è ben altra cosa rispetto a quanto proposto dal governo e che la battaglia del Movimento 5 Stelle per garantire realmente tale dignità continuerà con ancora maggiore determinazione.
