Di Luca Franceschi
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Il vicepresidente del Movimento 5 Stelle, Stefano Patuanelli, lancia un duro attacco al governo Meloni per l’incremento delle spese militari, definendo “folle” l’aumento di 12 miliardi di euro destinati alla difesa in un solo anno.
Secondo i dati del rapporto NATO guidato da Mark Rutte, l’Italia ha aumentato significativamente la propria spesa per la difesa, passando dall’1,52% al 2,01% del PIL. Questo significa che nel 2025 il nostro Paese destinerà circa 45 miliardi di euro al settore militare, registrando un incremento di 12 miliardi rispetto all’anno precedente.
Per Patuanelli, questa “accelerazione folle ha messo in ginocchio il Paese” e rappresenta una scelta politica discutibile che sottrae risorse preziose ad altri settori strategici. Il parlamentare pentastellato elenca le alternative che sarebbero state possibili con queste ingenti risorse economiche.
Con i 12 miliardi aggiuntivi destinati alle spese militari, secondo l’esponente M5S, sarebbe stato possibile rifinanziare integralmente per due anni il programma Transizione 4.0, offrendo così un sostegno concreto alle imprese che investono in innovazione e produzione. Inoltre, questi fondi avrebbero permesso di raddoppiare l’Assegno Unico, fornendo un aiuto sostanziale alle famiglie italiane in un momento di crisi demografica del Paese.
Un’altra possibilità sarebbe stata quella di utilizzare queste risorse per ridurre strutturalmente il costo dell’energia sia per le imprese che per i cittadini, affrontando una delle emergenze più pressanti dell’economia italiana.
Invece, secondo Patuanelli, il governo ha operato una scelta politica “chiarissima”: ridurre il welfare e gli investimenti nell’industria per aumentare la spesa militare. Il vicepresidente M5S accusa l’esecutivo di essersi “accodato supinamente alle richieste americane”, ipotizzando che forse la stessa premier Meloni, insieme ai ministri Giorgetti e Urso, non si siano resi pienamente conto delle implicazioni di questa decisione.
La critica di Patuanelli si conclude con un’affermazione dal forte impatto simbolico: “Abbiamo preso soldi che potevano generare lavoro, sviluppo, natalità, e li abbiamo trasformati in proiettili”. Per l’esponente pentastellato, questa non rappresenta una vera politica di sicurezza, ma piuttosto “una scelta miope che indebolisce il Paese” nelle sue fondamenta economiche e sociali.
