Di Luca Franceschi
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Il Documento di finanza pubblica presenta nelle parti discorsive descrizioni che non coincidono con la realtà economica che imprese e cittadini stanno vivendo quotidianamente. Per questa ragione il Movimento 5 Stelle ha presentato un parere alternativo, basato su dati concreti e criticità evidenti che emergono dall’analisi della situazione attuale.
Il quadro macroeconomico è inequivocabile: la crescita è azzerata, l’inflazione registra un pericoloso aumento e soprattutto si contano tre anni consecutivi di calo della produzione industriale. Non si tratta di un dato episodico, ma di un segnale strutturale che dovrebbe imporre scelte forti e decisive. Invece, si continua con un’impostazione che privilegia un presunto equilibrio contabile a scapito del sostegno reale all’economia.
Il nodo centrale riguarda la politica industriale, dove manca completamente una strategia. Le imprese esportatrici vengono abbandonate a se stesse nell’affrontare dazi, instabilità e riorganizzazione delle filiere produttive. Si parla genericamente di capacità di adattamento, ma nella realtà concreta questo significa scaricare sulle aziende costi e rischi in continua crescita.
La misura Transizione 5.0 doveva sostenere l’innovazione, ma invece ha prodotto soltanto ritardi, incertezze e ha lasciato fuori numerose imprese nonostante avessero già effettuato investimenti. Questa misura è diventata il simbolo di un sistema di incentivi instabile e poco credibile.
Sul fronte industriale le criticità sono evidenti a tutti: il settore automotive è in forte contrazione, la siderurgia procede senza prospettive chiare, l’ex Ilva presenta numeri drammatici e non dispone di un piano credibile. Nel frattempo il Paese continua a perdere capacità produttiva e posti di lavoro di qualità.
Un altro tema cruciale è quello dell’energia, dove il costo resta tra i più elevati in Europa e continua a comprimere margini e competitività delle imprese. Non vengono adottati interventi strutturali sulla formazione del prezzo, mentre si rincorrono soluzioni che non forniscono risposte neanche nel breve periodo.
Il risultato di questa situazione è una crescente frizione sociale: piccole e medie imprese hanno difficoltà di accesso al credito, il commercio è sotto pressione, il turismo è esposto all’aumento dei costi e le città sono sempre più segnate da tensioni abitative.
Un Paese in stallo non può essere raccontato con la propaganda tipica di questo governo. Servono scelte chiare, tempi certi e una visione industriale definita. Per questi motivi il parere del Movimento 5 Stelle è contrario: tra il Documento presentato e la realtà si è aperto un divario che non può più essere ignorato.
