Di Luca Franceschi
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L’Istat non impoverisce gli italiani. L’Istituto di statistica si limita a misurare i dati, applicando regole condivise a livello europeo e garantendo trasparenza e credibilità al Paese.
È grave che Fratelli d’Italia provi ancora oggi a trasformare la mancata uscita dell’Italia dalla procedura europea per disavanzo eccessivo in un problema di presunta rigidità statistica.
Il rapporto deficit/Pil al 3,1% nel 2025 non è colpa di chi certifica i numeri, ma delle scelte economiche del Governo Meloni.
Il Governo, invece di fare mea culpa, prova a delegittimare chi è chiamato a certificare i conti pubblici nel rispetto delle regole contabili.
Continuare ad attaccare l’Istat significa spostare il bersaglio: non più salari bassi, crescita azzerata, precarietà, pressione fiscale e diseguaglianze territoriali, ma l’ente pubblico che garantisce l’affidabilità delle statistiche nazionali.
La verità è semplice: non è l’Istat a rendere più poveri gli italiani.
Sono le politiche economiche sbagliate del Governo Meloni, incapaci di rilanciare crescita, lavoro, investimenti e potere d’acquisto.
Il Governo si assuma le proprie responsabilità.
Non si governa chiedendo ai numeri di essere più accomodanti; si governa migliorando la vita dei cittadini e rispettando l’indipendenza delle istituzioni.
Così si è espresso il Vicepresidente del Movimento 5 Stelle, senatore Mario Turco, componente della commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche.
