Di Luca Franceschi
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La tragedia che ha colpito quattro braccianti ad Amendolara, in Calabria, vittime di caporali senza scrupoli, rappresenta l’ennesimo drammatico capitolo di una lunga storia di sfruttamento e morte che continua a macchiare i campi italiani. A due anni dalla scomparsa di Satnam Singh, il Governo ha dimostrato di aver completamente sottovalutato la gravità del fenomeno, limitandosi a diffondere annunci e ad adottare misure che si sono rivelate inefficaci, mentre migliaia di lavoratori continuano a sopravvivere e operare in condizioni disumane.
Lo ha dichiarato la vicepresidente del Senato Mariolina Castellone del Movimento 5 Stelle, sottolineando come gli strumenti per contrastare il caporalato esistano già e siano stati introdotti anche grazie all’impegno del suo movimento. Nel 2018, proprio su impulso del M5S, venne istituito il Tavolo caporalato, un organismo che avrebbe dovuto garantire continuità nell’azione di prevenzione e contrasto del fenomeno.
Negli ultimi anni, però, questo Tavolo, affidato ai ministeri del Lavoro, dell’Agricoltura e dell’Interno, è stato convocato in modo discontinuo, senza quella determinazione necessaria per affrontare efficacemente il problema. I ministri Lollobrigida e Calderone hanno ritenuto che la questione potesse essere risolta attraverso i decreti flussi, ma i dati della Flai Cgil evidenziano come soltanto il 16 per cento delle persone che entrano in Italia tramite questo meccanismo riesca poi a ottenere il permesso di soggiorno.
Tutti gli altri rischiano di cadere nelle mani degli sfruttatori e della criminalità organizzata, alimentando proprio quel sistema che a parole si dichiara di voler combattere. Il fallimento più significativo del Governo riguarda la gestione del Pnrr: per il superamento dei ghetti dei lavoratori immigrati erano stati stanziati 200 milioni di euro, ma ne verranno utilizzati appena 24,8 milioni.
Le proposte del Movimento 5 Stelle sono da tempo sul tavolo e attendono risposte concrete: dall’introduzione del reato di omicidio sul lavoro alla revisione della legge Bossi-Fini, fino all’istituzione del marchio etico del lavoro di qualità. Si tratta di proposte concrete che la maggioranza e il Governo hanno scelto di ignorare.
Di fronte a nuove tragedie non possono più bastare le parole di circostanza, ma servono scelte coraggiose e determinazione nell’azione politica per mettere fine a questa piaga che continua a mietere vittime innocenti nei campi italiani.
