Di Luca Franceschi
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Il Governo continua a raccontare agli italiani una realtà che non corrisponde ai fatti. Viene annunciato uno sconto sui carburanti, ma in realtà l’esecutivo fa cassa su cittadini e imprese, restituendo solo una parte di quanto incassato.
La misura sulle accise rappresenta l’esempio più evidente di questa operazione considerata ingannevole: mentre benzina e gasolio aumentano, cresce automaticamente anche il gettito IVA. Ed è proprio da quell’extragettito fiscale, generato dai rincari, che vengono reperite le risorse per finanziare il presunto taglio, peraltro già ridimensionato rispetto alle versioni iniziali.
Non si tratta di un aiuto concreto, ma di un parziale rimborso di tasse pagate dagli stessi cittadini. Il governo non mette niente di proprio.
Inoltre, il provvedimento risulta sempre più limitato nel tempo e diseguale negli effetti: il beneficio è più consistente sul gasolio, mentre sulla benzina si riduce a pochi centesimi al litro, del tutto insufficienti per famiglie e imprese.
Siamo di fronte a un’operazione che non riduce realmente la pressione fiscale, ma la redistribuisce nel tempo, lasciando invariato il peso complessivo su cittadini e sistema produttivo.
Serve invece una scelta chiara e strutturale: ridurre stabilmente il carico fiscale sui carburanti, sterilizzare l’effetto dell’IVA sugli aumenti dei prezzi energetici e introdurre una tassazione sugli extraprofitti delle compagnie petrolifere ed energetiche.
È necessario inoltre contrastare l’inflazione, evitando gli effetti distorsivi già prodotti dal fiscal drag sotto il Governo Meloni, e sostenere concretamente lavoratori, imprese e filiere produttive colpite dal caro energia.
Per questo viene chiesto al Parlamento di discutere una proposta di legge, già depositata da tempo in Senato, contro il drenaggio fiscale.
Continuare con misure temporanee e auto-finanziate significa una sola cosa: scaricare sui cittadini il costo delle politiche del Governo, mentre si costruisce una narrazione opposta alla realtà.
