Di Luca Franceschi
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Il Movimento 5 Stelle attacca duramente il decreto carburanti varato dal governo Meloni, definendolo “un ridicolo tentativo di pannicello referendario” di fronte all’esplosione dei prezzi di gas e petrolio sui mercati internazionali.
Secondo i parlamentari pentastellati delle commissioni bilancio, finanze e attività produttive, il provvedimento risulta del tutto inadeguato per sostenere famiglie e imprese già duramente colpite dal caro energia. La situazione si inserisce in un quadro economico già compromesso da tre anni consecutivi di crescita zero e dal crollo della produzione industriale.
Particolarmente critica la condizione dei lavoratori, con salari reali ancora in calo del 7-8% rispetto al 2021, secondo le più recenti stime Istat e Ocse. A questo scenario già preoccupante, il governo risponde con un mini-decreto da poco più di mezzo miliardo di euro che, secondo il M5S, rappresenta un intervento a costo zero.
La cifra stanziata risulta infatti pressoché identica a quella che l’esecutivo prevede di incassare dall’aumento delle accise sul gasolio deciso nell’ultima manovra finanziaria. Si tratta di un aumento strutturale contrapposto a un taglio temporaneo delle accise, evidenziando come gli italiani continueranno comunque a pagare di più.
Il taglio di 25 centesimi delle accise su benzina e gasolio, già superato dagli eventi, ha una durata di soli 20 giorni. Contestualmente, il decreto prevede crediti d’imposta temporanei per autotrasporto, agricoltura e pesca, mentre settori come metalmeccanica ed edilizia, pur necessitando di carburante, non ricevono alcun riconoscimento.
I pentastellati propongono invece misure alternative e più incisive: la sospensione immediata del Patto di stabilità europeo, una vera tassa sugli extraprofitti energetici stimati in circa 70 miliardi negli ultimi tre anni, l’introduzione di un tetto al prezzo dei carburanti per contrastare i picchi di volatilità e un taglio secco e duraturo delle accise.
La critica si conclude con un giudizio severo sulla strategia governativa, accusata di navigare a vista senza una rotta chiara né progettualità, limitandosi a sperare che la situazione si risolva spontaneamente mentre i mercati attraversano una fase di forte instabilità.
