Di Luca Franceschi
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La deputata del Movimento 5 Stelle Chiara Appendino ha lanciato un forte appello per una rifondazione radicale del sistema calcistico italiano, partendo da dati allarmanti sulla gestione dei giovani talenti nazionali.
“Le squadre di serie A concedono in media appena il 2% del minutaggio ai propri under21, posizionando l’Italia all’ultimo posto in Europa. Il Barcellona, per fare un confronto significativo, ne garantisce il 22%”, ha sottolineato Appendino, evidenziando come i giovani italiani abbiano pochissime opportunità di giocare.
La deputata ha posto l’accento su un paradosso del calcio italiano: “I talenti esistono eccome, come dimostrano le nazionali giovanili che raggiungono spesso le fasi finali degli Europei di categoria, eppure questo ecosistema continua a chiudere loro le porte. I club preferiscono acquistare stranieri già formati, spesso mediocri, piuttosto che investire su un ragazzo italiano giovane”.
Il quadro delineato da Appendino include anche una drammatica situazione finanziaria: “Nel corso di vent’anni, oltre 180 società calcistiche italiane sono fallite. Sette all’anno, in media. Brescia, SPAL, Lucchese e tante altre storie centenarie sono finite nel nulla sotto montagne di debiti”.
Secondo la parlamentare, il sistema attuale “trasforma la corsa alla Serie A in una scommessa d’azzardo: o arrivi su, o la società scompare. Dinamiche che allontanano i veri valori dello sport per trasformarsi in una roulette russa aziendale”.
Appendino ha poi portato l’esempio virtuoso del tennis italiano, di cui è Vicepresidente della FITP: “Vent’anni fa il tennis italiano era esattamente dove è oggi il calcio: in grave difficoltà, senza sistema, senza futuro. Guardate adesso: Jannik Sinner, un dream team azzurro impressionante e la squadra maschile e femminile sul tetto del mondo”.
Il successo tennistico, ha spiegato, “è il frutto di visione, pazienza, programmazione e, soprattutto, scelte coraggiose. Il calcio può fare lo stesso, a patto di volerlo davvero”.
La deputata ha criticato duramente l’attuale approccio della politica al calcio: “È già dentro il calcio, purtroppo entrata dalla porta sbagliata: interviene quasi esclusivamente per spostare equilibri di potere tra chi comanda e litigare sulle poltrone in Federazione tra emendamenti e statuti, tralasciando le vere riforme”.
“Il calcio non è solo un’industria che muove miliardi: è coesione sociale, è il sogno di milioni di bambini che corrono in un campetto. Merita una politica all’altezza, una classe dirigente che si impegni quotidianamente, evitando di palesarsi solo il giorno dopo una sconfitta per chiedere dimissioni e poi sparire di nuovo”, ha aggiunto.
Appendino ha quindi presentato una serie di proposte concrete per la riforma del sistema: introdurre una quota minima obbligatoria di giovani italiani in campo, espandere il modello delle seconde squadre in Serie C rendendolo strutturale e accessibile a tutti per far maturare i talenti, e ridurre le squadre in Serie A e B a 18.
Tra le altre misure proposte figurano l’introduzione del fondo mutualistico sui diritti TV, con una percentuale fissa dalla Serie A per salvare i club di Serie B e C dal fallimento e finanziare le infrastrutture, e la stabilizzazione di un tetto ai salari legato ai ricavi reali per superare la logica del debito come modello di gestione.
La deputata ha inoltre sottolineato l’opportunità rappresentata da Euro 2032: “Sfruttare Euro 2032 per costruire stadi moderni e polifunzionali, evitando i frettolosi restyling e le cattedrali nel deserto visti dopo Italia ’90, e serve una discontinuità reale nella governance con chi ha il coraggio di tagliare col passato, chiudendo definitivamente l’era della gestione a tavolino”.
Appendino ha ricordato che molte di queste soluzioni erano già note: “Tante erano già dentro il dossier che un mito del nostro calcio come Roberto Baggio presentò nel 2012 e che la FIGC ha lasciato lettera morta in un cassetto”.
La conclusione della deputata è stata un appello accorato: “Abbiamo Euro 2032 all’orizzonte, la nostra ultima vera finestra per rifondare davvero il sistema. Questa generazione cresciuta senza l’Italia ai Mondiali merita di vivere finalmente delle notti magiche. Tocca a noi costruire le condizioni affinché accada”.
