Di Luca Franceschi
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Il capogruppo M5S al Senato Luca Pirondini interviene con toni duri sulla questione Biennale, rispondendo alle dichiarazioni di Fazzolari e accusando il governo Meloni di aver fatto involontariamente da megafono al Cremlino.
Secondo Pirondini, Fazzolari, definito ironicamente come “noto” esperto di cultura e di arte, parla di “visibilità gratuita a Putin”, ma la realtà dei fatti sarebbe ben diversa.
Il miglior ufficio stampa del Cremlino sarebbe stato proprio il governo Meloni, sostiene il senatore pentastellato.
Senza l’assalto politico del governo alla Biennale, Putin non avrebbe avuto tutta questa pubblicità.
Invece l’esecutivo ha trasformato un fatto normale in un caso internazionale.
Il governo avrebbe violato l’autonomia e l’indipendenza della Biennale, piegando una delle più prestigiose istituzioni culturali italiane alle proprie ossessioni.
Mentre dall’Europa arrivavano richiami sulle scelte di Buttafuoco, il governo non ha avuto il coraggio di reagire con fermezza e schiena dritta, prosegue Pirondini.
Anzi ha cominciato una guerra di carte bollate totalmente priva di senso.
Tra Fazzolari e Buttafuoco c’è un abisso, conclude il capogruppo M5S: uno usa la cultura come clava politica, l’altro difende l’idea che arte e dialogo non debbano obbedire ai diktat della politica.
