Di Luca Franceschi
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La questione dello stretto di Hormuz rimane irrisolta, mentre l’Italia rischia di scivolare in recessione secondo le previsioni del ministro Giorgetti. Il Paese potrebbe entrare in una spirale di costi spropositati per energia, carburanti e materie prime, in una situazione potenzialmente peggiore rispetto a quella vissuta nell’ultimo mese e mezzo.
Di fronte a questo scenario drammatico, il governo Meloni appare come un’accolita allo sfascio secondo la capogruppo del Movimento 5 Stelle in commissione Trasporti e Lavori Pubblici al Senato, Gabriella Di Girolamo.
Mentre l’amministratore delegato di Eni Descalzi lanciava l’allarme gas, il ministro degli Esteri Tajani rassicurava tutti durante il Vinitaly, tra una Bonarda e un Aglianico, sostenendo che le scorte di gas ci sono. Una posizione che stride con la gravità della situazione energetica.
Ancora più problematiche sono apparse le dichiarazioni del ministro Urso, che ha sostenuto che l’mancato raggiungimento di un’intesa tra Stati Uniti e Iran a Islamabad sia dovuto alla mancanza di vino nel Paese. Una battuta considerata fuori luogo in un momento così delicato.
Il ministro dei Trasporti Salvini, negli ultimi tre giorni, ha prima attaccato il collega Urso sui carburanti, poi ha espresso opinioni sul futuro presidente della Federcalcio e infine si è dedicato a commentare le elezioni ungheresi come se fosse un politologo specializzato in questioni magiare.
Sul probabile blocco dell’autotrasporto italiano, causato dai costi insostenibili del gasolio e con conseguenze nefaste per tutto il Paese, non è arrivata nemmeno una parola dal ministro competente.
Secondo Di Girolamo, Salvini dovrebbe concentrarsi meno su Viktor Orban e più sul settore dei trasporti italiano, che tra camion, traghetti per le isole e trasporto aereo rischia di attraversare un 2024 estremamente complicato. Se il ministro è più interessato a ciò che accade a Budapest che ai problemi nazionali, dovrebbe considerare di cambiare mestiere.
