Di Luca Franceschi
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La relazione presentata questa mattina dal presidente dell’Anac Giuseppe Busia contiene numerosi elementi di preoccupazione che meritano una riflessione approfondita. Il dato che desta maggiore perplessità riguarda la gestione dei lavori pubblici nel nostro Paese.
Secondo quanto emerso, l’86% dei lavori pubblici viene affidato direttamente a ditte di fiducia o attraverso procedure ristrette che non prevedono la pubblicazione di un bando pubblico. Una percentuale che si fa ancora più preoccupante quando si analizza il settore delle forniture, dove gli affidamenti diretti superano il 95%.
Come ha sottolineato lo stesso presidente Busia, dietro questa prassi si annidano sovente sprechi, opportunismi, frazionamenti artificiosi e, in alcuni casi, infiltrazioni criminali. In questo contesto, gli amministratori onesti si trovano maggiormente esposti a pressioni indebite, non potendo più opporre, sotto determinate soglie, la necessità di un confronto competitivo.
Secondo la vicecapogruppo del Movimento 5 Stelle alla Camera Ilaria Fontana, in questo breve ma significativo passaggio della relazione c’è una conferma che purtroppo non sorprende. Con il Codice degli Appalti voluto dal governo Meloni-Salvini si sarebbe di fatto sdoganato un pericoloso sistema di gestione dei contratti pubblici.
Si tratterebbe di un regime che finirebbe per premiare chi adotta condotte spregiudicate e al limite della legalità, a svantaggio invece degli amministratori onesti. Una situazione già vista in passato con il Centrodestra al governo, secondo quanto affermato dall’esponente pentastellata.
