Di Luca Franceschi
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L’inquinamento atmosferico continua a lasciare segni profondi e devastanti sui territori e sulla popolazione, manifestandosi attraverso numeri drammatici che parlano di decine di migliaia di morti premature registrate ogni anno nel nostro Paese.
I recenti dati emersi dal primo trimestre 2026 relativi alla qualità dell’aria rappresentano l’ennesima dimostrazione di un fallimento politico e amministrativo che viene denunciato ormai da diversi anni senza che si vedano concrete inversioni di tendenza.
Le città italiane continuano a soffocare sotto concentrazioni di PM10, PM2,5 e ozono che superano abbondantemente i limiti stabiliti dalle normative, mentre le istituzioni persistono nel rinviare interventi decisivi, minimizzando la portata del problema o semplicemente ignorandolo voltandosi dall’altra parte.
La situazione attuale non può essere classificata come un’emergenza improvvisa, ma rappresenta piuttosto una crisi di natura strutturale, alimentata da scelte politiche mancate e da normative che rimangono sistematicamente disattese. Le leggi per contrastare l’inquinamento esistono già, ma troppo spesso restano confinate al ruolo di lettera morta senza trovare applicazione concreta.
Questa condizione di stallo equivale di fatto alla negazione di un diritto fondamentale sancito dalla Costituzione: quello alla salute dei cittadini. Non può essere considerato accettabile che una situazione così grave venga percepita e trattata come normale dalla classe dirigente.
La vicecapogruppo del Movimento 5 Stelle alla Camera, Ilaria Fontana, sottolinea l’urgenza di un cambio di rotta immediato che preveda meno deroghe alle normative esistenti, controlli più rigorosi e investimenti sostanziali in settori strategici come la mobilità sostenibile, la riconversione industriale e la tutela ambientale.
L’esponente pentastellata evidenzia inoltre la necessità imprescindibile di assumersi responsabilità concrete, poiché continuare a ignorare sistematicamente questi allarmanti dati sulla qualità dell’aria significa rendersi complici di una situazione che mette a rischio la salute pubblica e il futuro delle prossime generazioni.
