Di Luca Franceschi
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Il CNEL ha confermato un aspetto fondamentale: l’intelligenza artificiale rappresenta uno strumento in grado di aumentare produttività e competitività, ma in assenza di investimenti concreti rischia di ampliare le disuguaglianze e di rendere l’Italia dipendente da tecnologie, piattaforme e infrastrutture controllate da altri paesi.
È quanto hanno dichiarato Antonino Iaria e Valentina Barzotti, deputati del Movimento 5 Stelle, in seguito all’audizione del professor Brunetta sul Documento di Finanza Pubblica. Secondo i due parlamentari, il Governo continua a parlare di innovazione ma non sta costruendo una vera politica industriale pubblica sull’intelligenza artificiale. Servirebbero invece dati, infrastrutture, competenze e una regia nazionale, non semplici annunci generici.
Il rischio evidenziato dai deputati pentastellati appare chiaro: le grandi imprese avanzano mentre le PMI restano indietro, i lavoratori subiscono l’automazione senza disporre di strumenti di tutela e lo Stato si limita a inseguire il mercato. Si tratta di una scelta politica sbagliata.
L’intelligenza artificiale deve entrare nei processi produttivi attraverso investimenti pubblici, formazione permanente e contrattazione collettiva. I lavoratori devono essere informati quando un algoritmo valuta, organizza, seleziona o condiziona il loro lavoro.
Se l’Italia non investirà in infrastrutture digitali pubbliche, Open Source, capacità di calcolo, cloud, dati e competenze diffuse, finirà per consegnare pezzi strategici della propria economia a soggetti privati e spesso esteri. La produttività non si incrementa scaricando il costo del cambiamento sui lavoratori, ma si aumenta con una politica pubblica capace di accompagnare imprese e occupazione.
Il Governo deve smettere di trattare l’intelligenza artificiale come uno slogan. Si tratta di una grande infrastruttura del futuro e, come tutte le infrastrutture decisive, deve avere una guida pubblica, regole chiare e un obiettivo sociale: aumentare la qualità del lavoro, non precarizzarlo ulteriormente.
