(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Giustizia, Gentile: “La riforma non indebolisce la magistratura, ma la rafforza”
“La separazione delle carriere non introduce alcuna forma di controllo politico sulla magistratura. Al contrario, rafforza la terzietà del giudice e rende finalmente piena attuazione al principio costituzionale del giusto processo”. Lo afferma l’avvocato Andrea Gentile, deputato di Forza Italia, componente della Commissione Affari Costituzionali e docente di Diritto Penale, intervenendo nel dibattito sulla riforma della giustizia che sarà sottoposta al voto popolare il 22 marzo, in un’intervista a LaC News24.
Secondo Gentile, il cuore della riforma è chiaro: “Il giudice deve essere realmente terzo e non appartenere alla stessa ‘famiglia professionale’ di una delle parti del processo, il pubblico ministero. È un passaggio fondamentale per rafforzare la fiducia dei cittadini nella giustizia”.
“La riforma – spiega Gentile – si fonda su interventi strutturali per rendere il sistema giudiziario più credibile, trasparente ed efficiente, a partire dalla separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, che rafforza la terzietà del giudice e chiarisce i ruoli nel processo. L’obiettivo è dare piena attuazione al principio costituzionale del giusto processo, completando il percorso avviato con il rito accusatorio”.
Gentile sottolinea inoltre che “la riforma non modifica l’obbligatorietà dell’azione penale né riduce i doveri del pubblico ministero, che resta tenuto a svolgere accertamenti anche a favore dell’indagato”.
Secondo il deputato azzurro, la riforma punta anche a rafforzare merito e responsabilità, intervenendo sul sistema disciplinare con l’istituzione dell’Alta Corte, e contrastando il peso delle correnti attraverso l’introduzione del sorteggio per i componenti del Csm, per garantire maggiore autonomia e trasparenza.
“In sintesi – conclude Gentile – votare Sì significa completare un percorso costituzionale rimasto a metà, dare piena attuazione al giusto processo, avere giudici realmente terzi, pubblici ministeri pienamente autonomi, meno correnti e più merito. Questa riforma non indebolisce la magistratura: la rafforza. E rafforzare la giustizia significa rafforzare lo Stato di diritto”.
