Di Luca Franceschi
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L’inchiesta della Corte dei Conti sul termovalorizzatore di Santa Palomba continua a sollevare questioni significative sulla gestione della vicenda da parte dell’amministrazione capitolina. Secondo quanto emerge dall’invito a dedurre rivolto a 14 persone, Ama avrebbe acquistato l’area a un prezzo superiore al valore catastale di 3,46 milioni di euro, fatto che getta ombre considerevoli sulla trasparenza dell’operazione.
La risposta fornita da Ama nelle scorse ore chiarisce che l’iniziativa per la realizzazione dell’impianto sarebbe stata avviata già durante la precedente amministrazione Raggi. Nonostante ciò, persistono forti dubbi sulla corretta conduzione della procedura e sulla sua effettiva efficacia nel risolvere le criticità del ciclo dei rifiuti della capitale.
Sin dall’inizio della vicenda erano stati segnalati molteplici elementi di preoccupazione: la mancanza di trasparenza nell’operazione, il sovradimensionamento evidente dell’impianto e le perplessità sulla sua configurazione tecnica. In particolare, sono state sollevate questioni relative alla capacità dell’impianto di ricevere il materiale tal quale anziché CSS, oltre alle problematiche legate alla localizzazione dell’area prescelta. Tali criticità erano state sottoposte all’attenzione della Commissione Bicamerale sul Ciclo dei Rifiuti, così come in un’interrogazione parlamentare dell’agosto 2024.
Alla luce del procedimento investigativo avviato dalla Corte dei Conti, diventa imperativo che il sindaco Gualtieri e l’assessora Alfonsi forniscano risposte esaustive su tutti questi interrogativi. La chiarezza risulta fondamentale per fugare i dubbi che circondano il progetto di chiusura del ciclo dei rifiuti nella Capitale e per garantire che le risorse pubbliche siano impiegate in modo corretto e trasparente.
