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FDI – FRATELLI D’ITALIA * SENATO: «IRAN, TERZI (FDI): A TEHERAN SI STA TENENDO CONGRESSO DEL TERRORE»

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13.05 - lunedì 6 luglio 2026

Di Luca Franceschi
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Teheran è diventata teatro di quello che può essere definito come un autentico congresso del terrore. A tre giorni dall’eliminazione di Ali Khamenei, Guida Suprema della Repubblica Islamica, la città accoglie i funerali che stanno assumendo proporzioni notevoli. Secondo quanto evidenziato dal senatore di Fratelli d’Italia Giulio Terzi, Presidente della 4° Commissione del Senato dedicata alle Politiche dell’UE, questa celebrazione rappresenta ben più di una semplice cerimonia funebre.

Alle esequie hanno partecipato rappresentanti di altre autarchie e delle principali milizie sciite finanziate, armate e addestrate dalla Repubblica Islamica iraniana. Tra questi figurano organizzazioni come Hezbollah, Hamas, Kata’ib Hezbollah, Houthi e Jihad Palestinese, che costituiscono quello che viene definito l’asse della resistenza all’Occidente. Queste formazioni sono ritenute responsabili di aver diffuso nel Medio Oriente l’antisemitismo più virulento e una violenza estrema, diretta sia verso i nemici che contro le proprie popolazioni civili.

Il regime della Velayat-e faqih, prosecuzione dell’eredità di Ruhollah Khomeini, ha raggiunto livelli di assolutismo e tirannia senza precedenti sotto il governo di Khamenei. Lo strumento principale di questo controllo autoritario risiede nel ricorso massivo alla pena di morte come mezzo di repressione nei confronti di qualsiasi forma di dissenso politico. Questo ha condotto all’esecuzione di oltre centomila oppositori nel corso dei decenni. Già dall’inizio del 2026, nonostante il conflitto con Stati Uniti e Israele iniziato lo scorso 28 febbraio, sono state eseguite quasi 900 sentenze capitali.

La violenza del regime non si è limitata ai confini nazionali iraniani. Sono stati impartiti ordini di eliminazione nei confronti di figure di spicco dell’opposizione all’estero, con conseguenti assassinii politici. Un caso emblematico riguarda Mohammad Hossein Naqdi, incaricato d’affari all’Ambasciata iraniana a Roma, ucciso nel 1993 da un commando giunto direttamente dall’Iran. Naqdi aveva rassegnato le dimissioni in segno di protesta contro il regime e successivamente era diventato rappresentante del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana in Italia.

La memoria non deve tuttavia essere offuscata dalle celebrazioni di Teheran. È fondamentale ricordare Mahsa Amini e il movimento “Donna, Vita, Libertà” che ha caratterizzato gli ultimi anni della resistenza interna iraniana. Le manifestazioni oceaniche hanno portato nelle piazze milioni di iraniani e iraniane di ogni fascia d’età e condizione sociale, con una presenza particolarmente significativa di giovani e giovanissimi. Questi manifestanti chiedevano la loro libertà, la liberazione dei prigionieri politici, la fine delle esecuzioni capitali e la cessazione delle torture e delle violenze atroci perpetrate contro l’intera popolazione.

Nel corso di soli due giorni, il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica operante al diretto comando di Khamenei ha aperto il fuoco indiscriminato sui manifestanti, uccidendo oltre 35mila civili e ferendo più di 300mila persone. È verso questa realtà di sofferenza e oppressione che deve dirigersi la solidarietà internazionale, non certo verso coloro che per lunghi decenni hanno seminato morte, sofferenze e violenza nel loro paese.

Il corteo funebre di Khamenei e le celebrazioni della sua figura rappresentano il tentativo di beatificazione di una personalità responsabile di crimini di questa portata. L’Unione Europea ha dimostrato saggezza nel non inviare propri rappresentanti alle esequie. Questo atteggiamento contrasta con le posizioni di chi ancora sostiene la necessità di dialogare con il regime iraniano alla ricerca di compromessi o concessioni. La distinzione è cruciale: il dialogo eventuale dovrebbe coinvolgere il popolo iraniano oppresso, non coloro che ne sono i carnefici.

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