Di Luca Franceschi
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Durante la manifestazione delle transfemministe di ieri, un episodio ha acceso i riflettori sulle contraddizioni interne al movimento “Non Una di Meno”. Alcune attiviste hanno infatti formato una catena umana per impedire l’ingresso nel corteo a un gruppo di donne iraniane, allontanandole dalla piazza. Un gesto che solleva interrogativi sulla coerenza e l’onestà intellettuale di una parte del femminismo militante italiano.
La contraddizione emerge con particolare evidenza quando si considera come le stesse piazze dove si proclamano diritti universali diventano ostili nei confronti di donne che denunciano regimi che reprimono, perseguitano e uccidono le donne. In questo caso, le attiviste iraniane sono diventate “scomode” proprio a chi sostiene di battersi per la libertà femminile.
Le donne iraniane che lottano contro il velo obbligatorio e contro la repressione dello Stato rappresentano alcune delle battaglie più coraggiose per la libertà femminile contemporanea. Eppure vengono respinte da chi teoricamente parla a nome di tutte le donne, creando un evidente cortocircuito ideologico.
Secondo quanto dichiarato dalla senatrice di Fratelli d’Italia Cinzia Pellegrino, responsabile del dipartimento Vittime del partito, l’accaduto evidenzia come la sinistra sia più interessata alle proprie categorie politiche che alla libertà concreta delle donne. La questione di fondo rimane semplice: i diritti femminili o sono universali, oppure cessano di essere diritti e si trasformano in strumenti di propaganda politica.
