(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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“Sulla separazione delle carriere le opposizioni continuano a fuggire dal merito e a rifugiarsi nella propaganda. Evocano il “Piano di Rinascita Democratica” di Gelli come uno spauracchio, ma lo fanno in modo ipocrita e selettivo.
In quel documento c’era anche la riduzione del numero dei parlamentari, riforma votata trasversalmente, compresa Fratelli d’Italia, a dimostrazione che le idee si giudicano per ciò che producono oggi, non per chi le ha scritte decenni fa. Usare il passato solo quando fa comodo è un espediente polemico, non un’argomentazione seria.
Quando poi si richiama il caso Tortora, le stesse opposizioni liquidano tutto dicendo che “era il vecchio codice”. È un modo comodo per evitare la questione di fondo.
Dopo Tortora il codice è cambiato, le garanzie sono aumentate, ma il sistema disciplinare è rimasto sostanzialmente intatto. Il risultato è che il CSM ha continuato a sanzionare pochissimo e che magistrati che hanno sbagliato allora e anche dopo non solo non hanno risposto dei propri errori, ma in molti casi hanno fatto carriera.
Il problema, quindi, non è il codice di ieri contro quello di oggi, ma un assetto che si autoassolve. Un sistema in cui chi accusa e chi giudica appartengono allo stesso corpo, sono valutati dallo stesso organo e inseriti nelle stesse dinamiche di carriera, rende gli errori strutturalmente privi di conseguenze. È esattamente questo che la riforma intende correggere.
Invece di confrontarsi su separazione delle funzioni, responsabilità disciplinare effettiva e controlli più trasparenti, le opposizioni agitano fantasmi del passato per coprire il vuoto delle loro proposte. Parlano di democrazia, ma difendono lo status quo.
La verità è che questa riforma dà fastidio perché rompe equilibri consolidati, non perché metta a rischio lo Stato di diritto”.
Lo dichiara il dirigente nazionale di Fratelli d’Italia, Lino Ricchiuti.
