Di Luca Franceschi
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Continua ad alimentarsi di elementi di preoccupazione il dibattito in Commissione Covid intorno ai maxi ordini di mascherine effettuati durante l’amministrazione Conte 2. Nel corso di un’audizione svoltasi in sede commissariale, è intervenuto il colonnello della Guardia di Finanza Alessandro Nencini, ufficiale presso la rappresentanza diplomatica italiana a Pechino, il quale ha fornito dettagli significativi sulla questione. Secondo quanto emerso dal suo resoconto, sin dal marzo 2020 le autorità cinesi avevano predisposto delle White List allo scopo di orientare gli acquirenti stranieri verso fornitori affidabili, contraddistinti da comprovate capacità produttive, esperienze consolidate nel settore e strutture organizzative adeguate.
Ciò che risulta particolarmente controverso è che, sebbene le liste ufficiali contassero oltre duemila aziende qualificate, l’ordine di 800 milioni di mascherine — questione che ha già attirato l’attenzione di indagini giornalistiche e della stessa Commissione — è stato collocato presso una ditta costituitasi da pochi mesi e del tutto assente dai medesimi elenchi. L’importo complessivo pagato per tale fornitura ha raggiunto 1 miliardo e 251 milioni di euro.
Successivamente, la qualità delle mascherine fornite si è dimostrata largamente inadeguata, oltre al fatto che il prezzo risultò sensibilmente superiore ai tariffari vigenti nello stesso periodo. Emerge dunque con nitidezza crescente l’assenza di trasparenza operativa della struttura commissariale che, sotto la direzione di Arcuri e per mandato governativo, ha gestito questa operazione.
Lucio Malan, presidente dei senatori di Fratelli d’Italia e membro della commissione Covid, ha ribadito la determinazione nel continuare le verifiche per dissipare completamente le zone d’ombra che permeano questa vicenda.
