Di Luca Franceschi
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Durante il marzo 2020, la Cina insieme ad altre istituzioni internazionali avrebbe comunicato ai Paesi che stavano acquistando mascherine, compresa l’Italia, della diffusione di certificazioni contraffatte nel mercato. Oltre a questa segnalazione di allarme, Pechino avrebbe inoltre trasmesso un elenco di aziende ritenute affidabili dalle quali effettuare gli acquisti e un secondo elenco contenente i produttori da evitare.
Sulla base di queste informazioni, sorge spontaneo interrogarsi sui motivi che avrebbero indotto l’Italia a scegliere di rifornirsi presso le aziende che figuravano nell’elenco delle ditte non consigliate dalle autorità cinesi, anziché avvalersi delle fonti ufficialmente indicate come attendibili.
Proprio questa questione è stata ripresa di recente da Il Tempo attraverso un’indagine giornalistica dedicata all’argomento. Il senatore di Fratelli d’Italia Guido Liris, membro della commissione Covid, ha dichiarato che l’organismo parlamentare non intende arretrare su questo fronte e continuerà a perseguire le proprie indagini con determinazione.
