Di Luca Franceschi
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Il deputato di Fratelli d’Italia Silvio Giovine contesta l’analisi proposta da Milena Gabanelli sui marchi storici italiani, definendola parziale e fuorviante. Secondo Giovine, l’affermazione che dal 2022 i marchi storici italiani sarebbero “in vendita” non corrisponde alla realtà e attribuisce indebitamente responsabilità al Governo Meloni, ignorando il lavoro svolto dall’esecutivo e dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy.
Il parlamentare sottolinea che molte delle operazioni citate nel reportage sono il risultato di scelte private e dinamiche di mercato, piuttosto che di un disimpegno pubblico. Ribadisce che quando sono stati in gioco asset strategici, occupazione e know-how, lo Stato è intervenuto con determinazione, esercitando i poteri di Golden Power e accompagnando soluzioni industriali solide.
Giovine cita il caso Beko come esempio emblematico, evidenziando come l’uso accorto dei poteri speciali ha evitato licenziamenti collettivi e la chiusura di stabilimenti. Ricorda inoltre l’operazione su La Perla, descritta come un salvataggio destinato a fare scuola, che ha permesso di preservare il marchio e i posti di lavoro nonostante il coinvolgimento di un player straniero.
Il deputato elenca ulteriori interventi del Ministero per le Imprese e del Made in Italy sotto la guida del ministro Urso, tra cui le operazioni Diageo-NewPrinces, Dema-Adler, Riello-Ariston, Flextronics e la veneta Speedline. In tutti questi casi, sostiene, l’azione del Governo Meloni ha tutelato produzione, lavoro, competenze e marchi storici simbolo del Made in Italy.
Giovine conclude criticando la narrazione selettiva che racconta solo le cessioni e cancella gli interventi di tutela e rilancio. Secondo il parlamentare, quando la semplificazione diventa selettiva, cessa di essere un’analisi dei fatti e si trasforma in una narrazione scorretta che non restituisce un quadro fedele della realtà.
