Di Luca Franceschi
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La Corte di giustizia dell’Unione Europea ha espresso un parere attraverso l’Avvocato generale che risulta inequivocabile circa la compatibilità del protocollo sottoscritto tra Italia e Albania con la normativa europea. La pronuncia giudiziaria arriva a smentire le posizioni sostenute per lunghi mesi dall’opposizione di sinistra, che aveva alimentato una serie di contestazioni basate su argomentazioni ideologiche e su informazioni non corrette riguardanti la gestione dei centri di permanenza per il rimpatrio nel territorio albanese.
L’esecutivo italiano aveva già previsto in fase progettuale tutte le tutele richieste dalla legislazione europea, aspetto richiamato esplicitamente anche nel parere della Corte stessa. I tentativi di impedire l’implementazione di questo modello sono stati compiuti deliberatamente in contrasto con le evidenze fattuali e danneggiando gli interessi strategici della nazione nel campo della gestione migratoria.
La questione può essere affrontata in modo relativamente semplice secondo questa prospettiva: è possibile contemporaneamente proteggere il territorio nazionale, gestire in maniera ordinata i flussi migratori e rispettare gli obblighi derivanti dall’appartenenza all’Unione Europea. L’Italia, attraverso le sue scelte concrete, sta dimostrando che questo equilibrio è effettivamente raggiungibile.
Secondo il vicecapogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Elisabetta Gardini, alcuni esponenti politici dovrebbero trovare l’onestà intellettuale necessaria per riconoscere gli errori commessi nelle loro valutazioni precedenti. Più importante ancora, aggiunge, dovrebbero abbandonare gli atteggiamenti ostruzionistici verso strategie pragmatiche e funzionali alla risoluzione effettiva dei problemi migratori.
