Di Luca Franceschi
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Riccardo De Corato, deputato di Fratelli d’Italia e vice presidente della Commissione Affari Costituzionali della Camera, nonché ex vice sindaco delle giunte di centrodestra milanesi, accusa l’amministrazione milanese di usare due pesi e due misure nel ricordare le vittime del terrorismo degli anni di piombo. Secondo De Corato, mentre il centrosinistra ha intitolato una strada a Giuseppe Pinelli, l’anarchico morto nel 1969, ancora non ha dedicato alcun riconoscimento a Sergio Ramelli, giovane militante neofascista assassinato dalle Brigate Rosse nel 1975.
De Corato sostiene che questa scelta sia inadeguata e che tutte le vittime del terrorismo degli anni di piombo debbano essere ricordate senza distinzioni ideologiche. L’esponente di FdI auspica che l’amministrazione Sala provveda a dedicare un riconoscimento anche a Ramelli prima della fine del mandato attuale.
Il deputato contesta inoltre la narrazione storica che circonda la morte di Pinelli, definendola un falso storico. De Corato rileva che ogni anno anarchici, centri sociali e movimenti no-global manifestano sostenendo che l’anarchico sia stato ucciso in questura dalla polizia con la complicità del commissario Luigi Calabresi. Questa accusa, ricorda, costò al Calabresi la condanna a morte dai terroristi rossi.
De Corato critica anche il sindaco Sala per aver contribuito a diffondere questa versione dei fatti, ricordando le scuse che nel 2019 il primo cittadino rivolse ai familiari di Pinelli in occasione della posa di un cippo a San Siro. Secondo De Corato, questa posizione del sindaco avvalora surrettiziamente un racconto storico errato.
Per avvalorare la sua tesi, De Corato cita il procuratore Gerardo D’Ambrosio, ex senatore del centrosinistra, che in un’intervista concessa al Corriere della Sera nel dicembre 2006 scagionò completamente Calabresi dall’accusa. D’Ambrosio affermò che non riconoscere la verità processuale della tragedia, insistendo sulla tesi dell’omicidio volontario, equivarrebbe a uccidere una seconda volta il commissario.
