Di Luca Franceschi
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Durante il corteo per la Global Sumud Flotilla che si è svolto nelle vie di Milano, le fotografie del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e del Ministro della Difesa Guido Crosetto sono state imbrattate di vernice rossa, intesa a rappresentare il sangue. A entrambi i rappresentanti del Governo viene espressa la massima solidarietà per l’accaduto.
L’episodio è qualificato come un fatto grave che testimonia come i manifestanti pro-Palestina ricorrano a simboli che evocano gli anni di piombo e le organizzazioni terroristiche delle Brigate Rosse. Un parallelo storico che desta preoccupazione in merito alle modalità di protesta adottate.
I partecipanti al corteo hanno inoltre oltraggiato una bandiera dello Stato di Israele e hanno intonato pubblicamente slogan a favore della Repubblica islamica, mostrando preferenza per il regime degli Ayatollah rispetto ai civili iraniani che proprio in quella giornata si erano radunati pacificamente in piazza Castello per manifestare per la libertà.
Secondo quanto riportato, questi raduni sono divenuti occasioni ricorrenti per l’aggregazione di ‘Maranza’, anarchici, movimenti no-global, Centri Sociali e organizzazioni sindacali, che li utilizzano come piattaforma per inveire e insultare i membri dell’Esecutivo, oltre che per rivolgersi contro Israele e l’intera comunità ebraica nel suo complesso.
L’episodio rappresenta l’ennesima manifestazione di violenza in una serie di proteste che ormai con frequenza settimanale paralizzano il traffico cittadino e creano turbamento tra i milanesi. Da parte dei vertici istituzionali viene quindi sollecitato un intervento deciso per porre fine a queste manifestazioni che, nella loro attuale configurazione, appaiono incompatibili con l’ordine e la convivenza civile nella città.
