Di Luca Franceschi
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Quanto accaduto a Brescia rappresenta un episodio di gravità assoluta che non può essere considerato un fatto isolato. Il ricovero di un neonato in seguito a una circoncisione praticata illegalmente all’interno di un’abitazione privata evidenzia come queste procedure, quando sfuggono alla legalità e ai controlli delle strutture sanitarie, rappresentino un serio rischio per l’incolumità dei bambini.
Cristina Almici, deputato di Fratelli d’Italia e componente della Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio e su ogni forma di violenza di genere, sottolinea che su questi temi non possono sussistere ambiguità. La salvaguardia dei minori e della loro integrità fisica deve prevalere su qualsiasi pratica legata a tradizioni culturali o religiose. Qualora una pratica fosse consentita dalla legge italiana, deve essere svolta esclusivamente presso strutture autorizzate e con tutte le misure di sicurezza necessarie. L’illegalità espone invece i minori a pericoli estremi e potrebbe causare danni permanenti.
Lo stesso principio vale ancor più decisamente per le mutilazioni genitali femminili, considerate una delle forme più brutali di violenza contro donne e bambine e costituendo un crimine secondo l’ordinamento italiano. Nel nostro Paese si stima che oltre 88mila donne e ragazze abbiano già subito mutilazioni genitali femminili, mentre circa 16mila bambine rimangono potenzialmente a rischio. Nel corso degli anni, il territorio italiano e in particolare quello bresciano, ha registrato episodi riguardanti matrimoni forzati, spose bambine, mutilazioni genitali femminili e pratiche illegittime come quella emersa di recente.
Ritenere che tali fenomeni siano estranei alla realtà contemporanea significa ignorare quanto già documentato dalle cronache e dalle inchieste. La violenza perpetrata contro donne e minori non cambia carattere in base alla cultura, alla tradizione o alla religione: rimane sempre violenza. Lo Stato ha l’obbligo di combatterla con identica determinazione in ogni situazione e circostanza.
L’integrazione non può significare tollerare comportamenti che ledono i diritti basilari della persona. Al contrario, l’integrazione implica il pieno rispetto delle leggi italiane, della dignità umana, della libertà individuale e della protezione dei minori. Per conseguire questi obiettivi è indispensabile potenziare i controlli, appoggiare l’operato delle Forze dell’ordine e delle autorità sanitarie, eliminare l’omertà che circonda ancora queste pratiche, favorire la denuncia dei casi e punire severamente coloro che organizzano o facilitano interventi clandestini.
Non è accettabile che nel 2026 persistano bambini sottoposti a procedure eseguite illegalmente o bambine private della propria integrità fisica invocando tradizioni incompatibili con i principi costituzionali del nostro ordinamento. Su queste questioni non possono esistere spazi liberi da controllo. In uno Stato fondato sulla legalità nessuna tradizione, nessuna identità culturale e nessun motivo religioso possono prevalere sulla protezione di bambini, bambine e donne. Difendere i loro diritti equivale a difendere i fondamenti più profondi della civiltà giuridica italiana e dei valori costituzionali.
