(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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“L’approfondimento sui marchi storici proposto oggi da Milena Gabanelli offre una lettura parziale e fuorviante. Sostenere che dal 2022 i marchi storici italiani sarebbero ‘in vendita’, quasi addebitandone la responsabilità al Governo, non corrisponde al vero e ignora il lavoro svolto dall’esecutivo e dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, restituendo ai lettori un’analisi scorretta.
Molte delle operazioni citate sono infatti il risultato di scelte private e dinamiche di mercato, non di un disimpegno pubblico. Al contrario, quando sono stati in gioco asset strategici, occupazione e know-how, lo Stato è intervenuto con decisione, esercitando i poteri di Golden Power e accompagnando soluzioni industriali solide: emblematico il caso Beko, dove l’uso avveduto dei poteri speciali ha evitato licenziamenti collettivi e la chiusura di stabilimenti.
Si omette, inoltre, quanto fatto dal Mimit e dal ministro Urso in dossier cruciali come La Perla, un salvataggio destinato a fare scuola seppur con il coinvolgimento di un player straniero che ha permesso di salvare marchio e lavoratrici; poi anche nelle operazioni Diageo–NewPrinces, Dema–Adler, Riello–Ariston, Flextronics, e speriamo presto anche per la veneta Speedline, dove l’azione del Governo Meloni ha tutelato produzione, lavoro, competenze e marchi storici simbolo del Made in Italy.
Raccontare solo le cessioni e cancellare gli interventi di tutela e rilancio non restituisce un quadro fedele della realtà, e quando la semplificazione diventa selettiva, smette di essere analisi dei fatti e si trasforma in narrazione scorretta”.
