Di Luca Franceschi
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Fratelli d’Italia continua a spingere per una riforma della legge elettorale, sostenendo che il sistema attuale impedisce una vera stabilità istituzionale. Secondo il deputato Maria Grazia Frijia, la sinistra assume un atteggiamento contraddittorio: pur definendosi progressista, risulta essere il principale sostenitore dello status quo e si oppone a ogni tentativo di cambiamento.
“Ognuno ha naturalmente il diritto di ricorrere agli strumenti che l’ordinamento mette a disposizione, ma stupisce ancora una volta vedere la sinistra schierarsi contro una riforma che mira a rafforzare la stabilità delle istituzioni e a dare piena attuazione alla volontà popolare espressa alle urne” sostiene Frijia.
La deputata meloniana sottolinea come la stabilità non rappresenti un privilegio, bensì una condizione imprescindibile per esercitare efficacemente le funzioni di governo. L’Italia, secondo questa prospettiva, non può permettersi di tornare a un passato caratterizzato da esecutivi di breve durata, che in media restavano in carica poco più di un anno e otto mesi.
Questi governi frammentati, prosegue l’analisi di Frijia, si dimostravano incapaci di elaborare politiche durature e di fornire risposte concrete su questioni cruciali come l’occupazione, il sistema di welfare, lo sviluppo economico e il risanamento dei conti pubblici.
Secondo la valutazione di Fratelli d’Italia, l’esperienza dell’attuale Governo Meloni fornisce evidenze concrete: la continuità dell’azione di governo rafforza significativamente anche l’autorevolezza dell’Italia sul piano europeo e internazionale. Un paese caratterizzato da stabilità istituzionale risulta più credibile agli occhi della comunità internazionale e quindi più capace di tutelare efficacemente i propri interessi strategici.
Il nodo centrale della questione, secondo Frijia, riguarda due visioni diametralmente opposte: da una parte chi intende trasformare un sistema che ha generato per decenni instabilità e debolezza governativa; dall’altra chi continua a difendere un modello che ha evidenziato tutti i propri limiti strutturali. Questo contrasto rappresenterebbe la differenza fondamentale tra chi guarda verso il futuro e chi rimane prigioniero di una logica immobilista.
