Di Luca Franceschi
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Dopo 26 anni un primo ministro indiano ritorna a Roma per una visita ufficiale, un evento che assume particolare rilevanza considerando la frequenza degli incontri tra i vertici dei due governi. Il settimo colloquio tra Giorgia Meloni e Narendra Modi nel corso di soli tre anni rappresenta un indicatore significativo della natura profonda del legame che si è instaurato tra Italia e India, una relazione che la stessa premier ha voluto qualificare come “speciale”.
A sottolinearlo è Antonio Giordano, deputato di Fratelli d’Italia e co-coordinatore del gruppo interparlamentare IMEC, nonché segretario generale dei Conservatori europei. Secondo l’esponente politico, questo rapporto riflette chiaramente lo scenario geopolitico contemporaneo e le nuove dinamiche che caratterizzano la competizione internazionale.
L’asse che collega Roma e Nuova Delhi si inserisce all’interno di un nuovo assetto globale dove gli spazi geografici e le zone di influenza tradizionali non rappresentano più ambiti separati e autonomi. L’Indo-Pacifico e il Mediterraneo costituiscono ormai un continuum integrato, una realtà che trova piena rispondenza nella logica sottesa al progetto IMEC, il grande corridoio infrastrutturale e commerciale che si estende dal continente asiatico sino al territorio europeo.
I settori strategici sui quali si concentra il potenziamento della partnership tra i due Paesi sono molteplici e di cruciale importanza: difesa, sviluppo tecnologico, risorse energetiche, protezione delle vie commerciali internazionali e intelligenza artificiale rappresentano i principali ambiti di competizione che caratterizzeranno i decenni a venire. In questo contesto, l’Italia ha progressivamente consolidato il suo ruolo di interlocutore sempre più influente e centrale negli equilibri globali.
