Di Luca Franceschi
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Gianfranco Rotondi, presidente della Democrazia Cristiana e deputato di Fratelli d’Italia, ha affidato al suo blog una riflessione approfondita sul discorso pronunciato da Giorgia Meloni alla Camera nella giornata di giovedì. Secondo l’analisi di Rotondi, il fulcro dell’intervento della premier risiede in una frase pronunciata con voce ferma, nella quale Meloni afferma: “Il rifiuto non è la fine di un percorso, ma l’inizio di una nuova spinta. Vogliamo continuare a costruire questa Italia con abnegazione, determinazione e umiltà”. In questa dichiarazione emerge chiaramente il carattere della presidente del Consiglio: riconosce la sconfitta referendaria ma la trasforma in occasione di rilancio e rinnovato impegno.
Meloni ha successivamente chiarito la situazione politica, sgomberando il campo da speculazioni che circolavano nei giorni precedenti riguardanti possibili rimpasti governativi, crisi di governo o elezioni anticipate. Ha quindi lanciato una sfida diretta affermando la propria intenzione di proseguire nell’esercizio delle funzioni di governo, rifiutando di sottrarsi alle responsabilità dell’incarico ricevuto.
Rotondi esprime stima per l’atteggiamento della premier e dichiara di esserne orgoglioso per il fatto di averla sostenuta come candidata nel 2022. Tuttavia, sposta immediatamente l’attenzione sulla questione centrale per il futuro politico del centrodestra: la necessità di ottenere la riconferma elettorale nel 2027, sfidando quella che viene definita come la maledizione della seconda repubblica, secondo la quale i governi perdono alle elezioni quando si candidano per il secondo mandato.
Per conseguire la vittoria, Rotondi sostiene che Meloni debba recuperare e incrementare il consenso elettorale. Osserva che il gradimento viene generato quasi esclusivamente dalla premier stessa, confutando la narrazione diffusa sulla “donna sola al comando”. Pur riconoscendo il valore professionale e politico di diversi ministri, Rotondi nota che nel contesto attuale di restrizioni di bilancio, i singoli ministri possono aggiungere poco al consenso complessivo. La connessione autentica con il paese rimane prerogativa della sola premier.
Rotondi qualifica positivamente l’azione di governo, evidenziando come mantiene una rotta stabile nella realizzazione del programma, senza eccessivi assilli e con compromessi appropriati rispetto a un’agenda internazionale che si è rivelata imprevista e preoccupante. Tuttavia, formula un quesito cruciale: sarà sufficiente un buon governo a restituire il consenso perduto? La risposta è netta: no. La storia politica fornisce numerosi esempi di governi efficaci respinti dagli elettori, così come di amministrazioni scadenti portate al trionfo dall’opinione pubblica, come accadde con i Cinque Stelle.
Secondo l’analisi di Rotondi, Meloni vincerà attraverso la politica, non attraverso il governo. La politica genera il consenso e successivamente costruisce il governo, mentre il processo inverso non produce automaticamente consenso né una visione politica complessiva. Richiama l’esempio della Democrazia Cristiana, che per quattro decenni mantenne il consenso elettorale nonostante governi di qualità variabile, perché rappresentava il perno del sistema politico. Successivamente, Berlusconi dominò la scena per quasi tre decenni, mantenendo Forza Italia quale elemento centrale del nuovo assetto. Salvini non riuscì a divenire il fulcro del sistema successivo, mentre Meloni fino a questo momento lo è diventata.
Rotondi sostiene che è necessario perfezionare il disegno politico sotteso alla scommessa di Fratelli d’Italia. Il nome stesso del partito evoca la nazione e la sua unità, rappresentando il partito della nazione. Questo ruolo era precedentemente incarnato dalla Democrazia Cristiana, successivamente immaginato da Berlusconi con il Popolo della Libertà, ed è stato per un breve periodo personificato da Renzi con il Partito Democratico al quaranta per cento. Meloni deve rilanciar questo progetto, poiché la vittoria del 2027 dipende solamente da questa direzione.
In un contesto complesso come quello attuale, continua Rotondi, è indispensabile ricomporre le diverse culture nazionali in un’unica dimensione politica, in una visione condivisa, in un destino comune e in una militanza politica consapevole. Meloni agisce correttamente affermandosi fedele alla propria storia politica e ricordando di possederne una. Ma la conquista elettorale nel 2027 richiede una storia nuova, che solo Meloni può rappresentare includendo molte storie diverse, e questo modello potrebbe diventare uno spartito originale anche per altre nazioni.
Rotondi utilizza un’espressione latina per sottolineare l’importanza del momento presente: “Hic Rodi, hic saltus”. Secondo i calcoli, al centrodestra mancano cinque o sei punti percentuali per invertire il risultato referendario. È indispensabile uno sfondamento al centro, se non addirittura verso sinistra. Tuttavia, Rotondi esprime scetticismo sulla capacità dei partiti alleati di conseguire questa penetrazione, dato che affrontano criticità persistenti, come la situazione successiva alla figura di Vannacci all’interno della Lega e le complesse dinamiche in corso in Forza Italia. D’altro canto, una rincorsa verso destra su Vannacci spingerebbe la competizione oltre i limiti dell’accettabile.
Il terreno del recupero e della vittoria è il centro, e questa sfida spetta a Meloni e a Fratelli d’Italia. Le elezioni si vincono se Fratelli d’Italia mantiene una posizione ampiamente sopra il trenta per cento, preferibilmente prossima al quaranta. Rotondi conclude affermando che bisogna crederci fermamente. Riconosce che può sembrare paradossale che a pronunciare queste parole sia il presidente di un partito che presenta liste con numeri elettorali modesti. Sostiene di essere pienamente consapevole di questa contraddizione, tanto che all’assemblea nazionale della Democrazia Cristiana ha tracciato un percorso nuovo, aperto alla molteplicità delle identità democristiane, ma nella chiarezza di una scelta a sostegno di un secondo mandato di Meloni, nell’interesse non tanto della premier quanto di un sistema paese che necessita di una rassicurante stabilità.
