Di Luca Franceschi
///
Il Documento di Finanza Pubblica 2026 rappresenta un proseguimento coerente del Piano strutturale di bilancio di medio termine, elaborato in un contesto internazionale caratterizzato da una complessità eccezionale. Secondo quanto emerso dall’analisi, il 2025 ha chiuso i conti in modo migliore rispetto alle previsioni degli osservatori. A titolo esemplificativo, nel 2022 il rapporto deficit/Pil era attestato all’8,1%, mentre attualmente è stato ridotto al 3,1%, grazie all’azione del Governo Meloni.
Tuttavia, i dati più recenti confermano l’entità rilevante del problema legato ai bonus economici introdotti negli anni precedenti da altre amministrazioni. Si parla di un buco imprevisto pari a 6,1 miliardi di euro, che esercita un peso significativo sui conti pubblici. Senza questa sorpresa negativa, il deficit si attesterebbe al 2,8%, ma complessivamente si froneggia una spesa fuori controllo da 8,4 miliardi, un importo quadruplo rispetto a quanto inizialmente previsto.
Questo disastro contabile è il risultato delle gestioni precedenti definite come scellerate, le quali sottraggono risorse fondamentali da settori cruciali come la sanità, l’istruzione e i sostegni ai redditi più bassi. L’amministrazione attuale intende contrastare l’era della irresponsabilità che ha caratterizzato i periodi precedenti, ponendo fine anche alla pratica della finanza creativa.
L’esecutivo persegue l’obiettivo di proteggere quotidianamente le famiglie e le imprese, continuando il lavoro di ripulitura delle criticità ereditate da governi che avevano concepito lo Stato come un ente in grado di finanziare gratuitamente ogni tipo di spesa. L’affidabilità dimostrata verso i mercati finanziari, testimoniata da uno spread stabilmente collocato tra i 100 e i 130 punti base, rappresenta una conferma della solidità strutturale dell’economia nazionale.
