Di Luca Franceschi
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Secondo il deputato di Fratelli d’Italia Francesco Filini, la gestione degli acquisti di mascherine durante l’emergenza sanitaria presenta caratteristiche che rimandano a una nuova forma di spreco di denaro pubblico. La questione riguarda le forniture di dispositivi di protezione importati dalla Cina, per i quali lo Stato ha stanziato risorse considerevoli durante la fase più critica della pandemia, al fine di garantire la disponibilità dei materiali necessari per la popolazione e gli operatori sanitari.
Analizzando i dati diffusi, emerge che una maxi fornitura del valore complessivo di 1,25 miliardi di euro ha visto l’acquisto di mascherine a un prezzo unitario superiore a 2 euro. Ancora più rilevante è il dato che suggerisce un potenziale sovrapprezzo di oltre 900 milioni di euro rispetto al costo effettivo della merce. Questi aspetti richiedono un approfondimento attento e metodico per comprendere se la gestione dell’operazione sia stata adeguata alle necessità effettive della popolazione italiana.
La Commissione parlamentare d’inchiesta sulla gestione dell’emergenza Covid è già impegnata nell’analisi di questi temi, con l’obiettivo di ricostruire le procedure, accertare le responsabilità e chiarire le scelte effettuate durante quei mesi critici. Tuttavia, coloro che hanno assunto decisioni determinanti in questa vicenda, in particolare Giuseppe Conte e Domenico Arcuri, hanno l’obbligo di fornire risposte esaustive e definitive su quanto accaduto.
Filini sottolinea che i cittadini italiani possiedono il diritto fondamentale di conoscere in che modo siano state impiegate risorse pubbliche così significative e se sia stata garantita pienamente la tutela della loro sicurezza e di quella degli operatori che operavano in prima linea durante l’emergenza.
