Di Luca Franceschi
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Durante l’emergenza pandemica, sia Consip che la Protezione Civile possedevano le competenze e l’assetto organizzativo necessari per proseguire la gestione degli acquisti relativi ai dispositivi sanitari. Questa affermazione è stata confermata nel corso di un’audizione davanti alla commissione Covid dall’ingegner Cristiano Cannarsa, che ha ricoperto il ruolo di amministratore delegato di Consip. Nonostante ciò, l’esecutivo guidato da Giuseppe Conte optò per la creazione di una struttura commissariale, affidando a Domenico Arcuri la responsabilità di effettuare acquisti per importi che ammontavano a svariati miliardi di euro.
Secondo la deputata Alice Buonguerrieri, capogruppo di Fratelli d’Italia nella commissione Covid, si è trattato di una scelta consapevole volta a privare della sua funzione naturale la società preposta, caratterizzata da garanzie di trasparenza e da meccanismi di controllo sugli acquisti, per trasferire le medesime attività ad un diverso soggetto dotato di poteri straordinari e privo di adeguati controlli. La questione diventa ancora più rilevante alla luce di ulteriori elementi emersi durante l’audizione.
Cannarsa ha illustrato il funzionamento di Consip durante la crisi sanitaria, spiegando che l’azienda procedeva ai versamenti anticipati verso i fornitori esclusivamente a fronte di fideiussione e corrisponde il compenso per i dispositivi medicali solamente dopo avere effettuato approfondite analisi fiscali e verifiche sulla conformità dei prodotti. Ha inoltre precisato che Consip non ha mai consentito, all’interno delle proprie procedure di acquisizione di beni e prestazioni, lo svolgimento di attività di intermediazione.
L’adozione di questo modello gestionale avrebbe potuto evitare il versamento di oltre un miliardo e 251 milioni di euro a favore di un consorzio cinese privo di tracciabilità, senza che venissero condotte verifiche sulla qualità delle mascherine procurate, che successivamente sono state sottoposte a sequestro. Inoltre, avrebbe impedito ai mediatori vicini agli ambienti del Partito Democratico di percepire compensi di intermediazione superiori ai 200 milioni di euro.
Buonguerrieri ha sollevato dunque una domanda diretta: quali motivazioni hanno spinto Conte a preferire Arcuri rispetto a Consip nella gestione di tali operazioni? La deputata ha concluso il suo intervento ricordando un detto popolare, osservando che sebbene sia opportuno evitare di pensare male del prossimo, spesso le supposizioni risultano azzeccate, e invitando Conte a presentarsi in commissione Covid al fine di fornire ai cittadini italiani una spiegazione esaustiva di questa decisione.
