(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Lo sgombero di Askatasuna a Torino è un atto di giustizia e di legalità. Dopo quasi trent’anni di occupazione abusiva, violenze, devastazioni e attacchi alle istituzioni e alle forze dell’ordine, lo Stato ha finalmente riaffermato la propria autorità.
Per anni centri sociali e collettivi rossi hanno goduto di una tolleranza inaccettabile, giustificata politicamente solo perché riconducibili all’area della sinistra. Una doppia morale che ha trasformato l’illegalità in sistema e la violenza in presunto dissenso.
Askatasuna, come il Leoncavallo a Milano, non è uno spazio culturale: è una realtà che ha occupato immobili, ignorato le regole, promosso scontri, causato feriti e danni economici mai risarciti. E chi oggi parla di “repressione” finge di non vedere tutto questo.
Le dichiarazioni di ARCI sono gravi e irresponsabili perché non difendono la partecipazione o la cultura, ma legittimano l’illegalità. Definire “miope” uno sgombero disposto con il pieno avallo dell’autorità giudiziaria significa scegliere da che parte stare: non dalla legalità, ma da chi per anni ha violato le regole.
Ancora più grave è la narrazione secondo cui lo Stato dovrebbe trattare in modo diverso chi occupa abusivamente, devasta e minaccia, solo perché rivendica una presunta funzione sociale. Le regole non sono negoziabili e non esistono eccezioni ideologiche.
Il Governo Meloni ha avuto il coraggio di chiudere una stagione di ambiguità e connivenze. Non è repressione: è tutela dei cittadini, delle città e dello Stato di diritto.
Chi oggi protesta contro il ripristino della legalità dovrebbe spiegare perché per anni ha coperto l’illegalità. È squallido che alcuni manifestanti abbiano imbrattato muri del Campus Einaudi di Torino con scritte quali ‘più sbirri morti’. Tutta la mia solidarietà e vicinanza alle forze dell’ordine.
