Mozioni di Freie Fraktion/SVP, JWA Wirth Anderlan.
Andreas Leiter Reber (Freie Fraktion) ha presentato oggi in Consiglio provinciale la mozione n. 340/25: Rendere più attraente il servizio postale in Alto Adige.
Prevedere nella convenzione con le Poste Italiane spa orari di lavoro più flessibili e stipendi più alti.
(presentata dai conss. Leiter Reber e Noggler il 05/11/2025), co-firmata da Josef Noggler (SVP) al fine di incaricare la Giunta provinciale di fare in modo che, nella convenzione da rinegoziare fra Provincia autonoma di Bolzano e Poste Italiane spa: 1. gli orari di lavoro e l’organizzazione dello smistamento, della distribuzione e della consegna possano essere adeguati alle esigenze dell’Alto Adige e delle zone rurali e resi il più attrattivi possibile riguardo all’assunzione di personale in loco; 2. le qualifiche aggiuntive, le prestazioni o la flessibilità dei dipendenti siano riconosciute anche finanziariamente, affinché nel settore postale in Alto Adige si possano offrire stipendi più attrattivi.
Le risorse necessarie devono essere reperite dal bilancio provinciale.
Dal 2009, ha spiegato Leiter Reber, la Provincia copre, tramite un accordo con le Poste Italiane spa ai sensi dell’Accordo di Milano, i costi dei servizi di spedizione e consegna in Alto Adige, con una spesa di circa 3,2 milioni di euro l’anno.
Da parte loro le Poste si sono impegnate a fornire una serie di servizi aggiuntivi, come la consegna giornaliera di quotidiani, e la gestione del centro logistico di Bolzano e delle 100 cassette postali blu per la posta internazionale.
La Provincia finanzia questi servizi aggiuntivi con 7,8 milioni di euro l’anno.
Tuttavia, il servizio postale in Alto Adige spesso non funziona in modo soddisfacente per la cittadinanza; le inadeguatezze e i problemi nella consegna della posta e negli uffici dipendono in molti casi dalla carenza di personale, anche perché per molti altoatesini, lavorare alle Poste non è più così attraente come un tempo.
La possibilità di lavorare a tempo parziale e l’orario di lavoro al mattino erano particolarmente interessanti per molte donne, ma anche per agricoltori in zone periferiche, per la possibilità di spostare le altre ore lavorative a una fascia più tarda.
Inoltre in Alto Adige il costo della vita è alto, per cui gli stipendi definiti a livello nazionale dalle Poste Italiane spa determinano un potere d’acquisto inferiore rispetto ad altre regioni.
Il problema riguarda soprattutto le retribuzioni e gli orari di lavoro, ha confermato Maria Elisabeth Rieder (Team K), perché il tutto si è spostato verso il pomeriggio, mentre le persone interessate, soprattutto le donne, apprezzavano il fatto di poter cominciare presto.
La consigliera ha quindi invitato il presidente Kompatscher a informare su eventuali trattative in corso con le Poste, avendo a suo tempo annunciato una rinegoziazione.
Un adeguamento degli orari sarà difficile, ma forse si può intervenire sulle indennità.
Sven Knoll (Süd-Tiroler Freiheit) ha chiarito che da contratto la posta ordinaria viene consegnata ogni due giorni, mentre quotidianamente vengono consegnate solo raccomandate e giornali.
Inoltre, prima di pagare un’indennità di bilinguismo andrebbe fatta una verifica, perché molti hanno la certificazione ma non sanno una parola: mancano le penali, nonostante le lamentele siano frequenti.
I soldi starebbero meglio investiti in un servizio postale provinciale.
Paul Köllensperger (Team K) ha detto che bisogna pensare anche ai costi di un servizio altoatesino, e ha sostenuto la mozione, sottolineando l’importanza di stipendi migliori e di una maggiore flessibilità degli orari.
Poste SpA è quotata in borsa, e guadagna con logistica e servizi finanziari: la consegna delle lettere non è redditizia, per questo si fa il minimo indispensabile.
Se l’accordo non sarà più in vigore, i servizi saranno ulteriormente ridotti, se esso sarà rinegoziato, bisogna fare attenzione a certi aspetti locali.
Una problematica sono i centri di distribuzione, che rallentano il sistema.
Lì molte persone lavorano part time, nonostante le promesse, inoltre operano a Mestre e a Roma e non hanno idea della situazione altoatesina.
Importante è anche garantire l’effettiva conoscenza della lingua.
Hannes Rabensteiner (Süd-Tiroler Freiheit) ha ricordato una propria mozione in merito del 2024, dove segnalava che per molti dipendenti delle poste è piú importante l’orario di lavoro che lo stipendio, e l’importanza di garantire l’attrattività dei posti; attualmente, il personale locale è cacciato e la proporzionale non viene rispettata, per questo egli sostiene il punto 1.
Maè critico verso il punto 2.: se si ha un accordo, bisogna avere anche voce in capitolo.
Sandro Repetto (Partito Democratico) ha ritenuto la convenzione la soluzione migliore, dicendosi preoccupato che la Provincia possa assumere questo servizio, che è estremamente complicato e creerebbe problemi non indifferenti.
L’attrazione del personale in provincia è una questione ampia che riguarda anche emergenza abitativa e aumento degli stipendi, di cui bisogna tenere conto in caso di rinnovo.
Ha annunciato voto favorevole.
Il presidente della Provincia Arno Kompatscher ha detto che l’eventuale incarico viene dato dallo Stato, ma qui c’è stato un no chiaro.
La competenza sul servizio universale delle Poste è quindi dello Stato: è la realtà dei fatti.
La Provincia si potrebbe occupare di quotidiani e pacchi, ma questo non è un compito da mano pubblica.
Se si scioglie l’accordo perché gli obiettivi non sono soddisfatti, la situazione per l’assunzione di persone e apertura di uffici postali non migliorerà di certo.
Bisogna quindi continuare su questa strada, tuttavia senza accettare ogni tipo di modifica, ma solo un risultato accettabile, in particolare in relazione agli orari di lavoro: l’inizio del lavoro tardivo riguarda la possibilità di portare anche pacchi, il che aumenta il guadagno delle poste, ma si cercherà di modificare l’orario.
In quanto al bilinguismo, l’indennità è attualmente finanziata dalle poste, ma se sarà cofinanziata dalla Provincia andranno definite regole precise va corrisposta sulla base degli attestati che dà la Provincia.
Se la mozione sarà approvata, egli avrà un mandato ad agire in una certa direzione.
La trattativa non è a livello politico, ma con un’impresa privata, quindi la pressione politica non funziona; non sarà una trattativa facile.
Leiter Reber ha sottolineato la necessità di un adeguamento alla realtá altoatesina; al tavolo delle trattative si è chiaramente in una posizione di debolezza, perché Poste Italiane è perfettamente informata sulla situazione nel territorio; tuttavia, il mandato del Consiglio provinciale rafforza la posizione negoziale.
La mozione è stata quindi messa in votazione e approvata: le premesse con 33 sì (unanimità), il punto 1. con 34 sì (unanimità), il 2. con l’aggiunta di un riferimento al bilinguismo con 28 sí e 6 astensioni.
Ha preso quindi la parola Jürgen Wirth Anderlan (JWA Wirth Anderlan) per presentare la mozione n. 350/25: Scuse per le decisioni sbagliate adottate durante il Covid, con la quale chiedeva che il presidente della Provincia prendesse esempio dall’ex presidente Platter e si scusasse pubblicamente con tutti coloro che hanno sofferto per le sue decisioni nel periodo del Covid, così da compiere un primo passo verso una riflessione onesta e trasparente.
Wirth Anderlan ha ricordato che l’ex presidente dell’esecutivo del Land Tirolo, Günther Platter, si era scusato pubblicamente per le decisioni sbagliate prese in materia di politica anticovid, con queste parole: “A tutti coloro che si sono sentiti feriti dalle mie decisioni vorrei dire: mi dispiace”.
È un passo importante, ma non dev’essere considerato una conclusione degli anni del Covid e delle sofferenze causate dalle relative decisioni politiche.
In ogni caso, i bambini a cui per anni è stato impedito di crescere normalmente, a causa dell’obbligo della mascherina e del distanziamento sociale; i parenti di chi si è tolto la vita per disperazione a causa dei divieti di lavoro; i sani, che sono stati messi agli arresti domiciliari; e i non vaccinati, che sono stati emarginati, discriminati e perseguitati, meritano delle scuse.
I fatti sono stati traviati come conveniva alla politica, ha aggiunto il consigliere, senza nulla a che fare con la scienza, come dimostrano i dati del Robert Koch Institut.
Le persone sono state lasciate da sole nelle case di riposo, in preda all’ansia e alla paura, e questa non è stata una tutela della salute ma una privazione delle libertà.
Il consigliere ha chiesto una votazione nominale.
Brigitte Foppa (Gruppo verde) ha annunciato un voto contrario alla mozione perché è stata istituita una commissione d’inchiesta ed è lì che va affrontato il tema: quest’azione è più marketing che altro.
Renate Holzeisen (Vita) ha chiarito che già ora ci sono risultati di altre commissioni parlamentari che dimostrano l’abuso del test PCR su persone sane, che ha portato anche a danni economici, e i danni alla salute dei vaccini.
Ha quindi riferito i casi da lei seguiti come avocata, riguardante un’ostetrica che stava seguendo la fase finale di un parto cacciata da un collega che si è comportato come un kapò, cosa che accade quando ci sono situazioni autoritarie, e di un infermiere a Vipiteno allontanato dai Carabinieri senza aver ricevuto alcuna comunicazione ufficiale.
Ha quindi sostenuto la mozione.
Harald Stauder (SVP) ha condiviso la posizione di Foppa in merito alle competenze della commissione d’inchiesta, che permetterà di approfondire il tema analizzando tutti i fatti.
Il tutto va valutato considerando le conoscenze dell’epoca: chi ha preso le decisioni lo ha fatto su questa base e con le migliori intenzioni, mettendo sempre al centro le persone.
Da queste esperienze bisogna imparare per il futuro.
Secondo Franz Ploner (Team K), è difficile discutere con il senno di poi.
Sapendo molto poco, i rappresentanti politici dovevano decidere come tutelare la popolazione, a fronte di un tasso molto elevato di polmoniti che aveva sovraccaricato il sistema sanitario, con ausili di terapia intensiva non sufficienti.
È stata attivata una commissione d’inchiesta, dove si parlerà apertamente, e alla fine delle audizioni si valuterà cosa è andato bene, cosa no, e come si agirà in eventuali situazioni future.
Spesso in passato è stato dimenticato di coinvolgere la popolazione, certe decisioni sono state imposte e si doveva fare, e si può ammettere che sono stati commessi degli errori e scusarsi – decisione morale che spetta al singolo individuo; ma va fatta lavorare la commissione d’inchiesta.
Secondo Sven Knoll (Süd-Tiroler Freiheit), non bisogna scaricare tutto sulla commissione d’inchiesta, che tra il resto non è un tribunale, e bisogna riconoscere che sono stati fatti degli errori e danneggiate delle persone, scusandosi.
Sono state create grosse ferite nella società, per decisioni sbagliate o poche conoscenze, ma nella seconda fase della pandemia le conoscenze c’erano, e si sapeva bene che certe disposizioni erano un’assurdità.
Tante persone sono state sole nelle RSA, impedendo anche ai famigliari di assistere i parenti prossimi alla dipartita; ci sono state anche decisioni discrezionali delle forze dell’ordine, e punizioni finanziarie per il personale sanitario; ai bambini è stato detto che erano responsabili delle morti dei propri nonni.
Secondo Hannes Rabensteiner (Süd-Tiroler Freiheit) la commissione d’inchiesta serve a capire cosa ha funzionato e cosa no, e come si può agire la prossima volta: questo non ha nulla a che fare con quanto richiesto dalla mozione, ovvero che si ammetta di aver preso delle decisioni sbagliate.
Non dovrebbe scusarsi solo il presidente della provincia, ma tutti coloro che hanno preso decisioni all’epoca: egli ha quindi sostenuto la mozione.
Myriam Atz (Süd-Tiroler Freiheit) ha ricordato di aver chiesto in Consiglio di tenere conto dei pro e dei contro, di valutare se le misure erano state esagerate, venendo per questo criticata in modo aspro con la giustificazione che ci trattava della salute delle persone.
Non è quindi vero che si è agito in scienza e coscienza, perché le posizioni non erano mai state messe a confronto.
Le persone erano state lasciate sole e punite, ogni animale aveva più diritti e dignità.
Anche persone con danni da vaccino erano state lasciate sole.
Secondo Andreas Leiter Reber (Freie Fraktion) ha dichiarato, tra l’altro, di ritenere di essersi distinto con uno sguardo critico anche nei momenti più intensi della pandemia.
La divisione della popolazione era stata alimentata da diverse parti, e questo lo aveva colpito profondamente.
Tuttavia, non avrebbe votato a favore perché non si può imporre a una persona di scusarsi con una mozione.
Bernhard Zimmerhofer (Süd-Tiroler Freiheit) ha sottolineato , tra l’altro, che gli enormi danni di allora – umani ed economici – sono ancora evidenti.
Molti di coloro che non si erano vaccinati avevano pagato le sanzioni: lui non l’aveva fatto.
Chiedere scusa sarebbe il minimo.
Il presidente della Provincia Arno Kompatscher ha annunciato che non avrebbe sostenuto la mozione, aggiungendo che nel programma di governo era prevista una rielaborazione di quanto fatto e che era stata istituita la commissione d’inchiesta: è giusto verificare come sono andate le cose.
Non si poteva però scusare per avere sempre agito in coscienza: quando ha firmato i decreti, lo ha fatto perché convinto che fosse necessario per tutelare la popolazione, Se col senno di poi arriva a un’altra conclusione, è un processo giusto, ma non avrebbe mai firmato se non fosse stato convinto, altrimenti significherebbe che ha privato le persone della propria libertá solo perché voleva farlo, e on per evitare conseguenze peggiori.
Nemmeno Plattner l’ha fatto., ha piuttosto sottolineato di aver agito in tutta coscienza, e che le misure sono state introdotte a fin di bene.
Gli dispiace aver creato problemi alle püesrone, e gli dispiaceva anche allora, ma era necessario.
Non vanno tirate in ballo le vaccinazioni obbligatorie, su cui non è competente la Provincia.
Se si inizia a proporre mozioni per dire come si devono sentire le persone, manca una logica.
Ciò che si puó fare, è verificare cosa modificare e migliorare per il futuro.
Wirth Anderlan ha replicato che sarebbe stato un buon inizio anche per la commissione d’inchiesta, e ricordato i richiami al rispetto di Kompatscher.
La presidente della commissione d’inchiesta aveva detto in ogni intervista che temeva che essa sarebbe fallita, pertanto lui aveva agito preventivamente.
Ha quindi ricordato la chiusura degli impianti da scii per il virus, sottolineando che tante iniziative, compresa la sospensione del personale sanitario, erano della provincia, non dello Stato.
Ci sono documenti che dimostrano che la pandemia è stata forzata dalla politica, e non è stato certo lui a lasciare gli anziani da soli.
Non solo il presidente della Provincia è responsabile, ma molti di coloro che sono seduti in aula.
Kompatscher ha ammesso di aver fatto male a prendere certe decisioni, avrebbe potuto aggiungere che gli dispiace.
Sono seguiti alcuni interventi per fatto personale: Foppa ha evidenziato, per evitare video tagliati in maniera non corretta, che non é contraria a delle scuse, ma ritiene che chiederlo con una mozione è assurdo; Thomas Widmann ha ribadito che si era agito in scienza e coscienza, aggiungendo che non aveva problemi a scusarsi per quanto fatto in buona fede, ritenendolo opportuno all’epoca; Rosmarie Pamer, facendo riferimento a un’affermazione di Wirth Anderlan, ha detto di non aver denunciato, bensì fatto una segnalazione, e che non era tenuta a presentarsi in tribunale, come contestato dal consigliere.
Messa in votazione, la mozione è stata respinta con 8 sì, 20 no e 5 astensioni.
I lavori riprendono alle 14.30.
