Mozioni di Süd-Tiroler Freiheit e di Team K/Freie Fraktion/Gruppo verde/Vita/JWA Wirth Anderlan/Süd-Tiroler Freiheit/Für Südtirol mit Widmann/Partito Democratico.
Nella tarda mattinata di oggi, in Consiglio provinciale a Bolzano, Bernhard Zimmerhofer (Süd-Tiroler Freiheit) ha presentato mozione n. 377/26: Semafori con segnale acustico (presentata dai conss. Zimmerhofer, Knoll, Atz e Rabensteiner il 10/02/2026), con cui chiedeva di di (1) impegnare la Giunta provinciale, in stretto contatto con l’Unione ciechi e ipovedenti, con l’ufficio per i trasporti ovvero con l’ufficio tecnico competente, a concordare un segnale acustico unico da applicare in futuro a tutti i semafori di nuova realizzazione o già esistenti; (2) di procedere con i lavori di adeguamento in stretto contatto con il Consorzio dei Comuni, considerato che in alcuni casi sono coinvolte anche le amministrazioni comunali.
In tutto il territorio della provincia di Bolzano, ha detto il presentatore, sono installati semafori di vario tipo con requisiti tecnici e segnali acustici diversi fra loro o addirittura privi di segnale acustico: ciò rappresenta un grave problema per le persone ipovedenti e non vedenti, che quando si spostano sul territorio provinciale sono costantemente costrette ad adattarsi a nuovi segnali acustici.
A tal proposito, era stato contattato da una persona direttamente interessata che gli aveva segnalato i disagi.
Ricordando una mozione analoga presentata nella scorsa legislatura, Zimmerhofer ha detto che il tema dovrebbe essere portato avanti anche a livello europeo.
Alex Ploner (Team K) ha ringraziato per la proposta ed evidenziato che ci sono leggi e norme che vanno rispettate, da RFI così come dai Comuni e da chi realizza gli impianti.
La mozione dovrebbe essere superflua, ma è una buona occasione per ricordare che il problema esiste.
Ha segnalato che che in via Galilei a Bolzano, dove ci sono sedi di servizio per le persone con disbailità, i segnali acustici non funzionano bene; durante i Giochi olimpici c’era personale di assistenza di RFI, ma con i Giochi paralimpici sono sparite; anche a Milland ci sono dei problemi, essendo stato installato un traliccio su parcheggi per persone con disabilità: ci vuole più sensibilità, informazione e formazione.
Jürgen Wirth Anderlan (JWA Wirth Anderlan) ha appoggiato la mozione al 100%, raccontando una propria esperienza nel 2002 in occasione dei giochi paralimpici e quello che aveva imparato dalla percezione delle persone con disbailità.
Sven Knoll (Süd-Tiroler Freiheit), cofirmatario, ha sottolineato che non si intendeva colpevolizzare nessuno, ma sensibilizzare, perché a volte non si pensa alla problematica.
Anche il tempo per attraversare una strada è calcolato su persone che si muovono senza problemi.
Paul Köllensperger (Team K) ha chiarito che la materia è già normata, e aggiunto che non servono confronti con l’Unione ciechi e ipovedenti e il Consorzio dei Comuni, perché tutto quanto previsto dalla mozione è già disciplinato.
Se mai, si può chiedere che la Provincia ricordi ai Comuni di attuare quanto previsto.
Harald Stauder (SVP) ha condiviso quanto detto da Köllensperger e ricordato che durante il servizio di leva aveva accompagnato un signore che durante la guerra aveva perso la vista, entrando così in contatto con le relative necessità e quanto la mano pubblica può fare.
È ancora in contatto con l’Unione ciechi e ipovedenti, e da sindaco di Lana aveva fatto anche l’esperienza di attraversare la strada bendato, accompagnato da un cieco.
A livello politico serve grande sensibilità: la SVP qualche anno fa ha organizzato la cena di Natale al ristorante al buio.
È compito di tutti segnalare disagi o malfunzionamenti quando si incontrano.
Zeno Oberkofler (Gruppo verde) ha annunciato voto a favore, condividendo l’intenzione di abbattimento delle barriere architettoniche.
Ha ricordato che non solo i Comuni devono agire, ma anche la Provincia, e ha fatto riferimento agli ascensori nelle stazioni: se non funzionano, sono di grande impedimento alla mobilitáà e quindi alla vita quotidiana di persone con disabilità.
Importante è anche fornire informazioni in lingua semplice sui siti web delle pubbliche amministrazioni o delle aziende partecipate.
In replica, l’ass. Daniel Alfreider ha detto che si è tutti d’accordo con la mozione; ha tuttavia proposto di modificare la parte deliberante, perché contiene un incarico ben specifico e andrebbe riformulata.
In Alto Adige, tutti i semafori vengono gestiti dai Comuni, e ci sono già norme nazionali ed europee in questa materia.
È necessario sensibilizzare ulteriormente i Comuni.
A livello italiano c’è già uno standard per i segnali acustici, in base a una norma europea inserita nella normativa italiana, quindi quanto richiesto relativamente al segnale acustico è già stato fatto: bisogna sensibilizzare i Municipi affinché la norma sia rispettata, perché a volte ci sono dei semafori vecchi non dotati di segnalatore acustico, mentre la legge 503/1996 prevede che il segnale sia previsto nei nuovi semafori.
Zimmerhofer ha accolto la proposta di riformulazione, e la mozione è stata sospesa.
Myriam Atz (Süd-Tiroler Freiheit) ha quindi presentato il voto n. 50/26: Ripristino della festività di San Giuseppe (presentato dai conss. Atz, Zimmerhofer, Knoll e Rabensteiner il 17/02/2026), con cui chiedeva al Consiglio provinciale di deliberare quanto segue: 1. Il Consiglio provinciale rinnova la richiesta di reintrodurre per legge, in provincia di Bolzano, il giorno festivo di San Giuseppe (il 19 marzo). 2. Il Consiglio provinciale invita il Parlamento e il Governo ad adottare un apposito provvedimento affinché il 19 marzo (San Giuseppe) diventi un giorno festivo in provincia di Bolzano. 3. Il Consiglio provinciale si dichiara favorevole all’introduzione della festività di San Giuseppe come giorno di riposo scolastico e lavorativo. 4. Il Consiglio provinciale chiede alla Giunta provinciale e all’ufficio di presidenza di avviare un dialogo con le parti sociali per invitarle ad elaborare una proposta di soluzione condivisa ai fini dell’attuazione della proposta di istituzione della festa di San Giuseppe come festa a livello provinciale. 5. Il Consiglio provinciale incarica la Giunta provinciale e l’ufficio di presidenza di organizzare un’audizione con i rappresentanti delle parti sociali in merito alla proposta presentata. 6. Il Consiglio provinciale incarica la Giunta provinciale di valutare, d’intesa con rappresentanti della Chiesa, della società civile e del mondo politico, le modalità più consone per celebrare degnamente a livello locale la festa di San Giuseppe. 7. Il Consiglio provinciale invita il Parlamento e il Governo ad attivarsi al fine di reintrodurre, in provincia di Bolzano, anche le festività dell’Ascensione e del Corpus Domini, oltre al giorno festivo di San Giuseppe il 19 marzo. 8. Il Consiglio provinciale invita il Parlamento e il Governo ad attivarsi affinché la competenza relativa all’istituzione dei giorni festivi in provincia di Bolzano venga trasferita alla Provincia autonoma di Bolzano in considerazione delle differenze storiche, religiose e culturali, oppure venga stabilita una deroga in tal senso. 9. Il Consiglio provinciale invita la Giunta provinciale, il Parlamento e il Governo a stabilire che in provincia di Bolzano, al posto della festa di San Francesco il 4 ottobre, di recente istituzione, venga celebrata come giorno festivo ufficiale la festa di San Giuseppe il 19 marzo, per tenere così conto delle peculiarità storiche, culturali e religiose di questo territorio.
Atz ha ricordato che quando, in passato, si proponeva di introdurre questa festività, veniva replicato che le parti sociali non erano d’accordo con una giornata festiva aggiuntiva, ma poi il Governo aveva introdotto la nuova festività di S. Francesco, patrono d’Italia, al 4 ottobre: S. Giuseppe potrebbe essere introdotto come festivo al posto di questa giornata, e darebbe l’occasione di festeggiare il patrono del Tirolo ma anche i papà; sarebbe anche una festa che unisce il Tirolo.
La consigliera ha detto di non essere contraria alla figura di S. Francesco, molto importante per la Chiesa cattolica, ma di ritenere più forte, per il Sudtirolo, il legame con S. Giuseppe: anche il presidente Magnago si era detto favorevole a questa proposta.
Brigitte Foppa (Gruppo verde) ha ricordato che questa proposta arriva almeno due volte l’anno, del resto anche lei presenta sempre la mozione sulla chiusura dei passi.
Tuttavia si sa che questa mozione non può essere accolta, e va considerato anche che la provincia di Bolzano non è un’isola, ma ha contatti con il Trentino e altre province: avere festività diverse non è vantaggioso.
Jürgen Wirth Anderlan (JWA Wirth Anderlan) ha detto di non vedere alcun problema: gli italiani festeggiano le proprie festività, come i Masai e i Cinesi, e non si può dire ai sudtirolesi di non riconoscere le proprie ma quelle straniere.
La festività di S. Giuseppe era celebrata dagli antenati e anche da Andreas Hofer, ma ancora una volta si vuole imporre qualcos’altro.
Sven Knoll (Süd-Tiroler Freiheit), co-firmatario, ha detto che effettivamente per Foppa sarebbe un problema coordinarsi con i propri conoscenti in Italia, ma che ne è dei sudtirolesi che hanno parenti e amici in Tirolo, e che forse sono di più?
La festività di San Francesco non è stata introdotta per celebrare il santo, ma piuttosto in riferimento all’ultimo Papa, ma dato che l’Italia ha introdotto questa nuova festività, ora è possibile scambiarla con quella di San Giuseppe, mentre prima si sarebbe dovuto rinunciare al Lunedì di Pentecoste.
Sarebbe bello che questa richiesta apparisse come volontà di tutto il Consiglio provinciale.
Dai banchi dei consiglieri, l’ass. Magdalena Amhof (SVP) ha detto che molti in Alto Adige sono favorevoli al ripristino, ma questo è difficile.
Ha ricordato un ordine del giorno in merito dei parlamentari SVP e il fatto che si era cercato di creare una sensibilità anche a livello provinciale, incontrando i partner sociali: essi erano contrari all’introduzione per i motivi citati da Foppa, ovvero il fatto che lavorano a livello sovraregionale: una festività che vale solo in Alto Adige rappresenterebbe una grande sfida organizzativa.
Si continuerà comunque con i colloqui a livello statale, nella speranza di ripristinare la festività.
Franz Locher (SVP) ha detto che i sudtirolesi sono effettivamente vicini a S. Giuseppe, ma lui si sente legato anche a S. Francesco, di cui porta il nome, e ritiene che meriti una festa.
Introdurre due festività nello stesso anno è un po’ problematico, così come sostituire il Lunedì di Pentecoste con S. Giuseppe.
Andreas Leiter Reber (Freie Fraktion) ha rilevato che c’è anche tanta ipocrisia: la festività di S. Giuseppe non è così desiderata dalla popolazione, altrimenti l’incontro con le parti sociali avrebbe dato altri risultati.
Si è detto poi infastidito dal fatto che tutti a gran voce difendano la festività di S. Giuseppe, ma anche a livello provinciale e regionale non si rispetta questo giorno: nel 2025 era stata convocata una seduta di Consiglio provinciale, nel 2026 commissioni regionali.
Egli però, insieme al cons. Widmann, inviterà a un piccolo rinfresco in Consiglio regionale e chi vuole può partecipare.
Dai banchi dei consiglieri, l’ass. Philipp Achammer (SVP) ha auspicato meno simbolismo e più concretezza, e di riflettere sui valori che rappresentano certi simboli, su cui cala il silenzio.
Il presidente della provincia Arno Kompatscher ha detto che effettivamente questa festività si potrebbe avere, se lo si volesse, ma non si è voluto scambiarla con la Pentecoste perché è una data comoda per il turismo e per andare al mare.
Anche aggiungere un’ulteriore festività provinciale sarebbe possibile, ma le parti sociali hanno detto che sarebbe troppo costosa: questo è il patriottismo del Sacro Tirolo.
Non serve a nulla rivolgersi al Papa o al Governo, e in quanto alla nuova festività di S. Francesco, i parlamentari locali avevano chiesto di dare alle Regioni la possibilità di scegliere, ma questo era stato respinto, anche se il Governo si era impegnato a valutare se era possibile.
Myriam Atz ha ringraziato per gli interventi, e ricordato che il min. Giorgetti si era espresso a favore del ripristino della festività: ha chiesto se si era parlato con lui.
In quanto all’ipocrisia, il giorno festivo di S. Francesco è stato introdotto: si sarebbe potuto approfittare di questo, invece che definire ipocrita chi da anni chiede l’introduzione della festività.
Rendere S. Giuseppe festivo permetterebbe anche ai padri di stare più in famiglia.
Votata per punti separati, la mozione è stata respinta a maggioranza: premesse con 12 sì, 18 no e 1 astensione, punto 1. con 12 sì, 16 no e 1 astensione, punto 2. e punto 3. con 12 sì e 19 no, punto 4. con 11 sì, 18 no e 1 astensione, punto 5. e punto 6. con 12 sì, 18 no e 1 astensione, punto 7. con 8 sì, 19 no e 4 astensioni, punto 8. con 7 sì, 19 no e 5 astensioni, punto 9. con 7 sì, 18 no e 6 astensioni.
Maria Elisabeth Rieder (Team K) ha quindi presentato la mozione n. 381/26: Piano d’emergenza per la valutazione della non autosufficienza – L’assistenza inizia con il bisogno, e non con l’erogazione di un contributo (presentata dai conss. Rieder, Ploner F., Köllensperger, Ploner A., Leiter Reber, Foppa, Rohrer, Oberkofler, Holzeisen, Wirth Anderlan, Zimmerhofer, Widmann, Repetto, Knoll, Rabensteiner e Atz il 18/02/2026), co-firmata da Freie Fraktion, Gruppo verde, Vita, JWA Wirth Anderlan, Süd-Tiroler Freiheit, Für Südtirol mit Widmann, Partito Democratico) al fine di impegnare la Giunta provinciale 1. a reintrodurre a breve termine l’inquadramento d’ufficio per tutte le domande inevase di valutazione della non autosufficienza, così da ridurre rapidamente l’arretrato esistente; 2. a incaricare d’ufficio il personale amministrativo dell’Azienda sanitaria di esaminare le domande, tramite permessi temporanei, ore straordinarie, lavoro aggiuntivo ecc.; 3. a stipulare contratti anche con professionisti esterni qualificati – soprattutto liberi professionisti e professioniste con competenze documentate – per ampliare il personale in modo mirato, così da garantire il rispetto della scadenza di 60 giorni; 4. a istituire un tavolo di lavoro interdisciplinare che coinvolga non solo gli uffici provinciali competenti ma anche esperte/esperti esterni, rappresentanti dei familiari che prestano assistenza nonché, in forma opportuna, anche rappresentanti delle persone bisognose di tale assistenza, al fine di sviluppare ulteriormente e semplificare strutturalmente l’intera procedura di valutazione, e adattarla alle esigenze delle persone da assistere e di coloro che le assistono.
Rieder ha sottolineato che la mozione era stata sottoscritta da “tutti i consiglieri dell’opposizione, tranne Colli che non ne fa più parte”, e ricordato che nel 2025 sono state presentate 7.421 domande per la non autosufficienza, di cui moltissime non ancora evase, nonostante il termine di 60 giorni, e i tempi di attesa molto lunghi sono un grave onere per le famiglie.
Circa il 70% delle oltre 15.000 persone bisognose di assistenza in provincia di Bolzano è assistito a domicilio, principalmente da parenti o badanti.
Le misure adottate durante la pandemia di Covid dimostrano che lo strumento dell’”inquadramento d’ufficio” è giuridicamente possibile, e praticabile sul piano amministrativo.
Rieder ha ricordato la petizione dell’infermiera Hilber che ha raccolto più di 4.000 firme, ed evidenziato che attualmente ci sono molti più team che si occupano della valutazione della non autosufficienza rispetto al passato, ma le liste d’attesa sono comunque eterne, e le famiglie devono occuparsene, rinunciando al proprio lavoro o incaricando operatori esterni con grande onere finanziario.
L’ass. Pamer aveva annunciato misure, ma in concreto nulla è stato realizzato: bisogna smetterla con questi annunci, perché il giorno dopo le persone si recano negli uffici a chiedere il sostegno annunciato – meglio sarebbe annunciare una misura solo dopo la relativa attuazione.
Brigitte Foppa (Gruppo verde) co-firmataria della mozione e anche della petizione, ha ricordato la propria esperienza nell’assistenza a casa di famigliari, con un impegno e un peso non comparabile con altre situazioni, di cui tutta la famiglia risente.
C’è un grande ritardo, la situazione va migliorata, perché ogni singola situazione aggiuntiva, come quelle legate alla burocrazia, rischia di mandare in ulteriore crisi le persone.
Franz Ploner (Team K), cofirmatario, ha detto che il tema, carico di emozioni, accompagna da molte legislature, e che c’è una consapevolezza che riguarda tutti i partiti.
La società in mutamento acuisce il problema, che non dovrebbe essere tale: si dovrebbe poter accompagnare le persone nel fine vita in modo dignitoso, non in una situazione d’emergenza.
Il grosso problema è di natura economica, se solo il 45% delle richieste ricevono un inquadramento, oltreché di natura organizzativa.
La mano pubblica non può risolvere tutto, ma va considerato, come detto da Hilber, che dietro a ogni numero c’è una persona; ci vuole una soluzione equilibrata tra intervento privato e mano pubblica, il tema deve essere una priorità politica.
Sven Knoll (Süd-Tiroler Freiheit) co-firmatario, ha parlato anche del peso psicologico che grava su chi si occupa della cura, anche per via dei cambiamenti caratteriali della persona anziana che assiste.
Molti vorrebbero che la mano pubblica alleggerisse questo peso.
Knoll ha poi fatto riferimento alla difficoltà di fare ricorso e agli oneri burocratici pesanti anche per i rinnovi.
Sandro Repetto (Partito Democratico) ha evidenziato il problema dei tempi troppo lunghi per il riconoscimento della non autosufficienza, fino a 10 -11 mesi, e che dietro a questi numeri ci sono famiglie reali, e una cura che ricade sui famigliari, spesso figlie e figli.
A volte la comunicazione dell’aggravamento o il diniego arriva dopo il decesso della persona interessata.
Sui media si parla di assegno di cura anticipato, ma poi questo non viene erogato, e la burocrazia è molta.
La discussione riprende nel pomeriggio, dalle 14.30.
