Di Luca Franceschi
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La seduta pomeridiana si è aperta con la trattazione della mozione n. 432/26, intitolata “Elaborare un disegno di legge provinciale per istituire un’autorità provinciale per l’energia e per creare una zona provinciale di offerta dell’energia elettrica nel mercato interno europeo”, presentata dai consiglieri Zimmerhofer, Knoll, Atz e Rabensteiner l’8 giugno 2026.
Bernhard Zimmerhofer ha chiesto che il Consiglio incarichi la Giunta a elaborare un disegno di legge provinciale, in attuazione dello Statuto di autonomia, per istituire un’autorità provinciale per l’energia.
Tale autorità dovrebbe vigilare sul mercato energetico in Alto Adige, promuovere una definizione dei prezzi a livello locale, sganciata dal costo dell’elettricità prodotta da centrali a gas, e verificare le condizioni giuridiche, tecniche ed economiche per dichiarare la provincia zona autonoma di offerta dell’energia elettrica.
Zimmerhofer ha inoltre proposto che nel disegno di legge sia previsto che l’autorità provinciale, insieme alla Giunta e coinvolgendo gli organi e le autorità statali ed europee competenti – Stato, Terna, GME, ARERA, ACER e Commissione europea – lavori all’istituzione di una zona provinciale di offerta, raccogliendo i pareri e i dati di rete e di mercato e mettendo in evidenza la specificità altoatesina, basata in prevalenza su produzione idroelettrica da fonti rinnovabili.
Ha chiesto di avvalersi di periti nominati dal Consiglio su proposta dei gruppi, di concludere i lavori entro sei mesi, riferire in aula entro settembre 2026 e presentare il progetto definitivo all’inizio del 2027.
Secondo il proponente, la vera possibilità di incidere sui prezzi passa per un’autonomia energetica provinciale, che necessita di una propria autorità regolatrice in un territorio dove l’idroelettrico è centrale.
La richiesta è resa urgente dall’aumento dei prezzi e dalle incertezze geopolitiche, mentre il necessario quadro giuridico esiste già, come attesterebbe un parere dei professori Peter Hilpold e Paolo Piva del 23 marzo 2022.
Zimmerhofer ha ricordato un suo ordine del giorno del 2014 su cui era stato detto che, con la riforma dell’autonomia, c’era margine d’azione.
Zeno Oberkofler ha annunciato voto favorevole, domandandosi però fin dove sia possibile arrivare.
Ha osservato che i consiglieri possono presentare disegni di legge e si è chiesto perché Zimmerhofer non l’abbia fatto direttamente.
Nel merito ha condiviso la proposta, ma ha rilevato che molte richieste non rientrano nelle competenze provinciali, a partire dallo sganciamento dal prezzo del gas.
Ha denunciato la persistenza di un ancoraggio alle fonti fossili anziché alle rinnovabili, indicando nella gestione locale un passo necessario.
Ha aggiunto che non è vero che si produca più elettricità di quanta se ne consumi e che servono fonti alternative e riduzione dei consumi.
Paul Köllensperger ha espresso sostegno, ricordando discussioni precedenti e proposte per sfruttare di più l’autonomia.
Ha lamentato che nella recente riforma non si sia parlato né di energia né di scuola.
A suo avviso andrebbe incaricato il Consiglio, e la III commissione dovrebbe aprire un tavolo con APPA ed esperti per portare in aula un disegno di legge consiliare.
Ha ricordato proposte analoghe da lui avanzate in passato e all’epoca ritenute impossibili, mentre un’autorità regionale esiste in Belgio a parità di normativa europea.
Ha criticato il modello italiano per cui le comunità energetiche devono immettere tutta l’energia e poi riacquistarla.
Sven Knoll ha spiegato che, vista la pluralità di proposte emersa nel dibattito, non si è presentato un disegno di legge, ma una mozione per coinvolgere esperti indicati dai gruppi.
L’obiettivo è sganciare l’idroelettrico dal prezzo del gas, valorizzando anche il ruolo delle cooperative energetiche, molte delle quali nate a livello comunale.
Ha auspicato maggiore liberalizzazione nel mercato europeo, iniziative comuni a livello di Euregio e l’ammodernamento degli impianti esistenti.
Andreas Leiter Reber ha fatto riferimento alla riforma dell’autonomia e ha chiesto se, in quel quadro, saranno possibili decisioni autonome anche nell’elettrico.
Hannes Rabensteiner ha rilevato che in Parlamento vi sono oggi molti favorevoli all’autonomia e ha invitato a cogliere l’occasione per chiedere un’Autorità autonoma, domandandosi se la richiesta sia sostenuta dalla Provincia e soprattutto da Alperia.
L’assessore Peter Brunner ha ricordato l’audizione sull’argomento svoltasi nella scorsa legislatura, in cui si era discusso proprio di un’Autorità provinciale per l’energia.
Ha citato una sentenza della Corte costituzionale del 2022 che riconosce possibilità d’intervento alle Province, pur con margini limitati.
I commissari avevano concordato che una legge provinciale non fosse opportuna senza un previo confronto con gli esperti a livello statale.
Secondo Hilpold e Piva, un disegno di legge difficilmente porterebbe risultati concreti, poiché per ottenere determinate competenze bisognerebbe farsi carico anche della gestione della rete, con i relativi costi.
Il presidente Arno Kompatscher ha affermato la volontà di fare tutto ciò che è gestibile in autonomia.
Ha definito l’ultima riforma un passo avanti che amplia le competenze provinciali e ha richiamato, dopo un incontro con la Corte dei conti, la grande responsabilità che ne deriva e la necessità di prudenza.
A livello europeo vige il principio di un’unica Autorità nazionale per Stato, il che renderebbe quella provinciale subordinata, con un solo soggetto ammesso al tavolo di contrattazione.
Ha ribadito il suo favore a maggiori autonomie, osservando però che l’Alto Adige ha tratto beneficio dall’attuale sistema grazie al plusvalore dei prezzi e ai certificati verdi, che hanno favorito anche nuovi impianti.
Ha aggiunto che i prezzi non si potrebbero decidere neppure con un’Autorità propria e che va approfondito a chi destinare l’energia a basso costo, non certo ai grandi consumatori.
Zimmerhofer ha replicato che la Giunta dispone di maggiori risorse per redigere una legge rispetto al Consiglio, pur prevedendo il coinvolgimento di quest’ultimo.
Ha invitato a riflettere sull’Europa delle Regioni e sulla decentralizzazione, criticando l’assenza del tema energia nelle trattative sull’autonomia.
Ha ricordato che la linea del “passo dopo passo” non ha prodotto risultati in dodici anni di presidenza Kompatscher.
La mozione è stata respinta con 14 voti favorevoli, 18 contrari e 1 astensione.
Brigitte Foppa ha presentato quindi la mozione n. 434/26, “L’educazione affettiva e sessuale è uno strumento fondamentale per prevenire la violenza”, firmata con Rohrer e Oberkofler il 12 giugno 2026.
La proposta chiede di creare i presupposti giuridici affinché l’educazione affettiva e sessuale, finalizzata alla prevenzione della violenza sessuale e degli abusi, entri a pieno titolo nei programmi di tutte le scuole e sia inclusa nelle linee guida.
Si chiede inoltre di riferire entro sei mesi al Consiglio sugli effetti del disegno di legge nazionale 1735/2026 sul sistema scolastico altoatesino e sulle misure adottate per attuarlo nell’ambito dell’autonomia.
Foppa ha richiamato il provvedimento del ministro Giuseppe Valditara che vieta l’educazione affettiva e sessuale nella scuola dell’infanzia e primaria e subordina tali attività nelle scuole medie e superiori al consenso scritto dei genitori.
A suo giudizio l’obbligo di consenso limita l’autonomia scolastica e ostacola un’educazione completa, che deve affrontare temi come consenso, salute sessuale e uguaglianza.
Ha sottolineato che l’educazione affettiva e sessuale non è un lusso né un’ideologia, ma uno strumento efficace di prevenzione di violenza di genere, abusi e disuguaglianze, e che demandare alle famiglie può essere problematico proprio dove si verificano situazioni di violenza.
Poiché la Provincia può adottare i principi delle norme nazionali con margine interpretativo, ha proposto di recepirli alla luce delle raccomandazioni ONU, rendendo obbligatoria a scuola l’educazione all’affettività e alla sessualità.
Sven Knoll ha concordato sulla necessità di prevenire la violenza, insegnando anche ai più piccoli i propri confini.
Ha distinto però la questione dell’educazione affettiva e sessuale, ricordando episodi del passato e interrogandosi su chi sia davvero in grado di parlarne ai giovani, vista la pericolosità delle informazioni reperibili online e alcune esperienze in Germania e Austria che, a suo dire, vanno oltre.
Ha chiesto il voto separato sulle parole “affettiva” e “sessuale”.
Waltraud Deeg ha giudicato la proposta del Governo un passo nella direzione sbagliata e ha invitato a concentrarsi sui bisogni informativi e di protezione di bambini e giovani.
Ha sottolineato l’importanza della scuola e la fiducia negli insegnanti in un’epoca in cui i contenuti online sono pervasivi, ricordando che l’ignoranza, non l’istruzione, rende insicuri.
Franz Ploner ha ringraziato i Verdi e ha definito la legge approvata in Senato un abuso della scuola, poiché introduce il consenso dei genitori per l’educazione sessuale generando ricadute negative.
Ha ricordato una recente delibera della Giunta per la promozione della salute sessuale e l’accesso ai contraccettivi, e ha evidenziato la contraddizione con un eventuale divieto dell’educazione sessuale.
Ha segnalato le difficoltà organizzative se non tutti i genitori prestano il consenso.
Anna Scarafoni ha precisato che il ministro Valditara ha confermato la permanenza a scuola dell’educazione al rispetto, alle relazioni e all’empatia, con l’intento di favorire una maturazione equilibrata e restituire voce ai genitori sui temi dell’identità di genere.
Ha citato un caso a Budrio, dove, a suo dire, un “pride dei bambini” avrebbe proposto contenuti ideologici e non adeguati, e ha criticato un post di Foppa sul tema del “bacetto allo zio”, ritenendolo offensivo verso la famiglia.
Madeleine Rohrer ha invitato al rispetto reciproco e ha sostenuto che conoscere emozioni e corpo rende più liberi e consapevoli, favorendo il rispetto dell’altro.
Ha ricordato che spesso il femminicidio nasce dall’incapacità maschile di gestire le emozioni e di accettare la fine di una relazione.
Ha affermato il diritto dei giovani a un’educazione aggiornata e alla conoscenza del proprio corpo.
L’assessore Marco Galateo ha chiarito che la delibera citata non era stata firmata da lui perché, a suo avviso, non riguardava la prevenzione ma una fase successiva.
Ha affermato che la richiesta di consenso informato nasce dal fatto che, per dieci anni, si sarebbero proposte iniziative presentate come prevenzione alla violenza sessuale ma, a suo dire, orientate a un’ideologia, citando lo spettacolo “Fa Afafine” e il coinvolgimento di associazioni esterne.
Ha sostenuto che l’educazione all’affettività viene svolta e che, pur condivisibile in parte nel dispositivo, la narrazione della mozione è inaccettabile.
Alex Ploner ha respinto un approccio ideologico, ricordando che in passato l’educazione affettivo-sessuale era assente e che oggi molti genitori chiedono alla scuola di occuparsi del tema.
Ha ribadito l’importanza del diritto educativo dei genitori insieme al mandato educativo della scuola, sottolineando la necessità di proteggere i bambini anche da rischi che possono venire dall’ambiente familiare, citando un recente caso di cronaca.
L’assessora Rosmarie Pamer ha portato la propria esperienza di docente di biologia, affermando che l’educazione sessuale e affettiva riguarda salute, rispetto e sensibilità e non deve diventare un tabù.
Ha avvertito che in assenza di una guida scolastica i ragazzi si informano altrove, senza garanzie scientifiche, e ha annunciato il suo sostegno alla mozione, ricordando il coinvolgimento dei genitori in serate informative.
Zeno Oberkofler ha osservato che l’educazione sessuo-affettiva aiuta i bambini a riconoscere e a raccontare eventuali abusi, citando dati secondo cui l’87% dei casi avviene in ambito familiare.
Ha domandato come gestire i casi di abuso se vige il divieto nelle scuole inferiori e l’obbligo di consenso alle superiori, riportando anche il parere della Garante per l’infanzia sull’importanza dell’educazione sessuo-affettiva.
Ha aggiunto che il “gender” agitato nel dibattito non esiste.
Renate Holzeisen si è detta a metà strada tra le posizioni, chiedendo trasparenza su materiali e nominativi di chi entra in classe e coinvolgimento dei genitori, pur riconoscendo l’importanza dell’educazione sessuo-affettiva.
Ha segnalato che non tutti gli insegnanti ed esperti sono sempre adeguatamente formati.
Jürgen Wirth Anderlan ha dichiarato di non vedere problemi nella nuova legge, affermando che prima i genitori non potevano decidere nulla su queste lezioni e che molti preferiscono affrontare il tema in famiglia.
Ha ritenuto non opportuni interventi alle elementari e ha criticato l’uso di asterischi o schwa in materiali didattici.
Ha ricordato una sua mozione sul “segnale di allarme” respinta, a suo dire, solo perché presentata da lui.
Christian Bianchi ha riconosciuto la difficoltà di trovare la strada giusta, condividendo la diffidenza verso la delega totale e la necessità di non dipingere la famiglia come un pericolo costante.
Ha annunciato voto contrario dopo aver visto un video che, a suo giudizio, trasmette l’idea che tutto ciò che accade in famiglia sia rischioso, citando statistiche secondo cui una quota minoritaria dei casi riguarda abusi sessuali.
Andreas Leiter Reber ha ribadito l’importanza dell’educazione sessuale, come quella finanziaria, e ha invitato a concentrarsi sul dispositivo.
Ha ricordato che in passato molte violenze sono avvenute perché di questi temi si parlava poco e mancava la consapevolezza dei limiti personali.
Ha chiesto basi giuridiche chiare e ha giudicato eccessivo ridurre il tema alla cosiddetta ideologia gender.
L’assessore Philipp Achammer ha collegato il dibattito alla povertà educativa, definendo un arretramento riportare la questione al solo ambito privato.
Ha definito un grave errore la decisione del Governo nazionale.
Ha riportato il caso di una dirigente scolastica che, grazie a iniziative scolastiche, ha intercettato due situazioni di abuso.
Ha affermato che non si può separare educazione affettiva ed educazione sessuale e che nelle scuole operano pedagogisti sessuali formati, non sempre sostituibili dagli insegnanti interni.
Ha criticato il divieto motivato da pregiudizi ideologici in un Paese con molti femminicidi e ha annunciato che, a sei mesi dall’entrata in vigore della legge nazionale, la Provincia adeguerà le proprie norme per garantire iniziative di prevenzione della violenza sessuale.
Ha avvertito che confinare il tema nel privato equivale a consegnarlo a internet, con i relativi rischi, e ha citato come modello educativo l’idea “i miei sentimenti, il mio corpo, le mie regole”.
Ha quindi dichiarato il parere favorevole della Giunta sulla mozione.
Per fatto personale, Sven Knoll ha precisato di aver sottolineato proprio l’importanza della formazione per prevenire gli abusi sessuali.
In replica, Brigitte Foppa ha ringraziato per il confronto, respingendo l’accusa di aver parlato male delle famiglie e giudicando offensive le parole rivolte alla sua storia personale.
Ha ribadito che le vittime di abusi subiscono traumi profondi e che l’esempio del “bacetto allo zio” mirava a riconoscere il diritto dei bambini a dire sì o no, chiedendo proposte alternative a chi rifiuta educazione sessuo-affettiva e contraccettivi gratuiti.
La mozione è stata messa ai voti e approvata.
Il testo, senza le parole al punto 1 “affettiva e sessuale”, è passato con 29 sì e 4 no.
Le parole “affettiva e sessuale” al punto 1 sono state approvate con 24 sì, 8 no e 1 astensione.

