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CONSIGLIO DELLA PROVINCIA AUTONOMA DI BOLZANO: «LAVORI CONSIGLIO: ADEGUAMENTO DEGLI ESAMI LINGUISTICI, RISCATTO DEGLI ANNI DEDICATI A CURA ED EDUCAZIONE»

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18.26 - mercoledì 6 maggio 2026

Di Luca Franceschi
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Due mozioni presentate da Team K e Süd-Tiroler Freiheit hanno occupato la seduta pomeridiana, con al centro l’adeguamento degli esami di bilinguismo ai profili professionali e il riscatto degli anni dedicati all’educazione e alla cura a fini pensionistici.

La seduta del pomeriggio si è conclusa.

Franz Ploner (Team K) ha illustrato la mozione n. 410/26, chiedendo di riorganizzare la verifica delle competenze linguistiche in tedesco e italiano per le professioni con titolo accademico.

La proposta indicava come requisito generale il livello B2 del QCER e, per i profili accademici, un esame di livello C1 focalizzato sul linguaggio specifico dell’ambito professionale, con valutazione affidata a una commissione tecnica supportata dagli ordini.

Si chiedeva inoltre di attivare corsi intensivi sul posto di lavoro per le competenze linguistiche settoriali, favorendo quando possibile l’apprendimento tra pari, e di considerare strumenti di intelligenza artificiale a supporto del riconoscimento vocale e della traduzione in ambiti individuati.

Il consigliere ha richiamato i casi di certificati linguistici falsificati che hanno portato al licenziamento di personale sanitario, la carenza di medici aggravata dai pensionamenti e la regola in vigore dal 2019 che prevede assunzioni a tempo determinato di tre anni per chi non possiede il patentino C1, entro i quali ottenere il certificato.

Ha aggiunto che nei Paesi di lingua tedesca è sufficiente combinare un livello B2 generale con un esame C1 specifico per l’ambito medico.

Per Brigitte Foppa (Gruppo verde), nel pubblico si può pretendere un livello adeguato alla formazione, ma in un contesto di mobilità e carenza di personale serve un cambio di impostazione.

Il diritto a usare la propria madrelingua è fondamentale, tuttavia in sanità non sempre è garantito e questo produce difficoltà: l’idea di un bilinguismo assoluto rischia paradossalmente di non tutelarlo.

Con un paziente malato e spaventato contano comunicazione semplice ed empatia, mentre il linguaggio accademico serve soprattutto per i referti, per i quali il medico può farsi aiutare.

Sandro Repetto (Partito Democratico) ha sostenuto che l’esame di bilinguismo debba essere coerente con la pratica professionale.

Occorre valutare competenze utili evitando ostacoli che rendono il territorio meno attrattivo.

Il fenomeno delle certificazioni false è gravissimo ma segnala anche la volontà di lavorare in provincia, e molte famiglie investono perché i figli acquisiscano competenze adeguate.

Se una quota elevata di candidati non supera il C1, anche oltre la popolazione di lingua italiana, il sistema va aggiornato.

Ha apprezzato l’impegno per fare dell’Azienda sanitaria un ente certificatore.

Sven Knoll (Süd-Tiroler Freiheit) ha chiesto di conoscere i numeri dei certificati falsi per gruppo linguistico, ritenendo che molti riguardino cittadini di lingua italiana.

Ha ricordato che prima della diagnosi c’è l’anamnesi e che la comprensione linguistica è cruciale.

Se anche venditori ambulanti in località turistiche imparano rapidamente la lingua, lo devono fare anche i professionisti che lavorano in Alto Adige.

Hannes Rabensteiner (Süd-Tiroler Freiheit) ha affermato che la tutela linguistica è un pilastro dell’autonomia e richiede rigore.

Ha riferito di assunzioni con deroghe alla proporzionale che lo preoccupano e del rifiuto, da parte di alcuni, di parlare tedesco.

Ha però riconosciuto le difficoltà degli esami per il patentino, citando il caso di una persona di lingua tedesca con maturità italiana respinta più volte.

Waltraud Deeg (SVP) ha osservato che l’esame potrebbe essere rivisto, ma il bilinguismo non è un compromesso: è un diritto sancito dallo Statuto per garantire pari opportunità e dignità a tutti.

Ha ricordato che si è una minoranza e che, pur dovendo reperire personale, va assicurato l’uso della madrelingua.

Zeno Oberkofler (Gruppo verde) ha posto al centro l’interesse del paziente ad avere cura e assistenza.

Per comunicare bene è sufficiente un B2, affiancato da conoscenze specifiche C1.

Ha respinto le insinuazioni sulla scarsa volontà di apprendere la lingua da parte di medici e infermieri, evidenziandone l’impegno.

Paul Köllensperger (Team K) ha ricordato che occorre garantire i servizi pubblici, a cominciare dalla sanità.

Di fronte ai falsi patentini e alle carenze, un approccio pragmatico è rendere il B2 sufficiente per la comunicazione e riservare il C1 al lessico specialistico, con valutazione di una commissione di esperti e il supporto di tecnologie di intelligenza artificiale sviluppate per la sanità.

Harald Stauder (SVP) ha ribadito che il bilinguismo va garantito nel pubblico.

Ha sottolineato l’importanza della volontà, ricordando che chi ha una laurea in medicina ha le capacità per apprendere una seconda lingua.

Dai banchi dei consiglieri, l’assessore Christian Bianchi (Forza Italia – Uniti per l’Alto Adige) ha affermato che i principi di proporzionale e bilinguismo non sono in discussione, ma servono soluzioni.

Un sistema perfettamente bilingue come auspicato da alcuni porterebbe alla chiusura di molti servizi.

Tra pensionamenti, minore ricambio generazionale e giovani che non rientrano, anche bandi per tecnici e professionisti vanno deserti.

Occorre trovare ricette condivise tra maggioranza e opposizione.

Il presidente della Provincia Arno Kompatscher ha definito oggettiva la discussione e chiarito che i certificati falsi riguardano entrambi i gruppi linguistici, con un rapporto di nove attestazioni per la lingua tedesca a una per la lingua italiana.

Tutti i Paesi richiedono la lingua del luogo, qui se ne richiedono due e ciò va tutelato.

Non si deve mettere in dubbio il sistema a causa delle falsificazioni.

La fase di cronica mancanza di personale è superata, molti medici, anche altoatesini, sono in formazione e hanno già il B2, e durante il percorso raggiungeranno il C1.

Ha quantificato in circa 500 gli iscritti.

Non ci sono motivi per diffondere allarmismo e non è positivo abbassare i livelli: nell’anamnesi e nella comunicazione di diagnosi serve padronanza linguistica approfondita, oltre il solo linguaggio tecnico.

Il riferimento alla lingua del diploma varrebbe solo in provincia e sarebbe in contrasto con il diritto europeo.

È stato illustrato anche un percorso di formazione, retribuito in orario di lavoro, che permette di apprendere la lingua entro tre anni se c’è la volontà.

Apprezzata la discussione, la proposta è stata respinta.

Ploner ha richiamato la giurisprudenza europea sulla libera circolazione e il riconoscimento dei titoli, sottolineando che il professionista deve possedere le competenze linguistiche dello Stato ospitante.

In Italia la lingua ufficiale è l’italiano e, quando il diploma passa da Roma, se ne certifica la lingua: servirebbe una norma di attuazione.

Il B2 è superiore al livello della maturità ed è per questo adottato in Germania, mentre il C1 riguarda il linguaggio settoriale.

Serve più flessibilità.

La mozione è stata respinta.

Le premesse sono state bocciate con 11 sì, 18 no e 5 astensioni, il punto 1 con 10 sì e 24 no, il punto 2 con 15 sì, 18 no e 1 astensione, il punto 3 con 11 sì e 23 no.

Hannes Rabensteiner (Süd-Tiroler Freiheit) ha quindi presentato il voto 57/26, in origine una mozione, sul riscatto degli anni privi di contribuzione e sul riconoscimento dei periodi dedicati all’educazione e alla cura, nonché sull’incentivazione della previdenza complementare.

Si chiede che il Consiglio inviti Parlamento e Governo a intervenire presso l’INPS per introdurre un sistema che, integrando le norme vigenti, riconosca e consenta il riscatto a fini pensionistici dei periodi di educazione e cura in presenza di lacune assicurative, con incentivi provinciali per le persone con buchi contributivi dovuti alla cura dei figli o dei familiari.

Si sollecita inoltre di creare i presupposti giuridici per il riconoscimento di tali periodi nella pensione statale, di pubblicizzare il programma di incentivazione rendendo semplici le domande e offrendo servizi di consulenza, di aumentare in modo significativo l’importo annuo fiscalmente detraibile per i versamenti ai fondi pensione complementari, di promuovere con campagne informative i vantaggi della previdenza complementare soprattutto tra i giovani e di mettere a disposizione delle aziende opuscoli da distribuire ai neoassunti.

“La responsabilità nei confronti della famiglia non deve più essere una trappola dal punto di vista pensionistico”, ha affermato Rabensteiner, secondo cui un sostegno mirato al riscatto può valorizzare il lavoro di cura e educazione.

Il sostegno previsto dal pacchetto famiglia regionale tramite rimborsi all’INPS o contributi ai fondi pensione per i periodi dedicati ai figli fino al quinto anno è giudicato insufficiente a compensare gli svantaggi.

Brigitte Foppa (Gruppo verde) ha chiesto la votazione separata di premesse e parte dispositiva, annunciando sostegno a quest’ultima.

Ha richiamato il divario retributivo tra donne e uomini, origine della povertà femminile nella terza età, quantificandolo nel 17% e ricordando che, sommato nel tempo e insieme ai buchi pensionistici, amplifica le differenze.

Ha citato il principio per cui non si devono pagare “premi per stare ai fornelli”, ma garantire la tutela delle donne, esprimendo voto favorevole.

Maria Elisabeth Rieder (Team K) ha sottolineato il peso del lavoro di cura femminile, le liste d’attesa nelle case di riposo e la prospettiva di una maggiore difficoltà a ottenere un posto, con l’assistenza che continuerà a ricadere soprattutto sulle donne.

Ha ricordato quante donne non percepiscano una pensione e annunciato l’arrivo di dati aggiornati, confermando il sostegno del gruppo.

Myriam Atz (Süd-Tiroler Freiheit), cofirmataria, ha legato il tema all’indipendenza economica delle donne.

Ha evidenziato che l’Italia è indietro nel riconoscimento previdenziale dei periodi di educazione e cura rispetto ad altri Paesi e che le madri risultano penalizzate, proponendo anche di elevare il tetto di deducibilità per chi vuole versare di più.

Zeno Oberkofler (Gruppo verde) ha richiamato la diseguale ripartizione del lavoro di cura, che incide su stipendi, carriere e pensioni, auspicando una pensione anche per i caregiver familiari.

Ha proposto interventi provinciali per potenziare i servizi per l’infanzia e l’assistenza agli anziani, sottolineando l’impatto economico della mancanza di tali servizi e la necessità di reti sociali forti per famiglie monogenitoriali o in difficoltà, oltre a un cambiamento culturale che coinvolga anche gli uomini.

L’assessora Rosmarie Pamer (SVP) ha spiegato che si è già lavorato per creare i presupposti giuridici e si auspica un intervento di Roma per il riconoscimento e per l’aumento delle deduzioni fiscali.

Ha ricordato che la Provincia può intervenire sui riscatti e che è stata presentata, con l’assessore regionale Daldoss, una proposta a livello regionale per incrementare il contributo ai periodi di educazione e cura, anche degli anziani, e per attivare un percorso pensionistico per i neonati.

Waltraud Deeg (SVP) ha richiamato iniziative pregresse e rimarcato che gran parte del lavoro di cura ricade sulle donne.

Ha espresso sostegno al riconoscimento previdenziale di questi periodi, ricordando l’impegno dei parlamentari SVP e le difficoltà a reperire risorse dedicate, con interventi già tentati a livello provinciale e regionale ma con la necessità di una soluzione soprattutto statale.

Sven Knoll (Süd-Tiroler Freiheit), cofirmatario, ha portato l’esempio di una ex compagna di classe che, dopo essersi dedicata ai figli, ha assistito un familiare malato e rischia di dipendere economicamente dal coniuge.

Ha sottolineato l’urgenza del tema e proposto di aumentare l’attuale soglia di deducibilità di 5.300 euro, promuovendo al contempo la previdenza tra i giovani.

Jürgen Wirth Anderlan (JWA Wirth Anderlan) ha ricordato che prendersi cura di una persona tutela la sua dignità e che il futuro dipende dai figli, chiedendo maggiore sostegno soprattutto per le madri locali ed esprimendo fiducia nell’azione parlamentare.

Il presidente della Provincia Arno Kompatscher ha chiesto un’interruzione per un confronto della maggioranza.

La trattazione della proposta riprenderà domani alle 10.00.

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