Di Luca Franceschi
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La Valle del Sacco si trova ancora una volta alle prese con gravi episodi di inquinamento idrico. Lo scorso 7 aprile, un lungo tratto del fiume che attraversa il Comune di Anagni, in provincia di Frosinone, è stato interessato dalla presenza di liquami di colore verde scuro e caratterizzati da un odore nauseabondo, che successivamente hanno defluito lungo il corso naturale del fiume. La contaminazione ha raggiunto diversi comuni della provincia di Frosinone, tra cui Supino, Morolo, Patrica e Ceccano. Nel corso dei giorni seguenti, nuovi episodi analoghi sono stati documentati nel territorio di Castro dei Volsci, tra Sgurgola e Falvaterra, estendendosi anche al territorio di Ceccano.
La situazione ha immediatamente allarmato residenti e istituzioni locali. La comparsa di dense chiazze di schiuma bianca e una preoccupante moria di pesci hanno rappresentato segnali evidenti del grave stato di inquinamento del bacino. Di fronte a questo scenario, i deputati di AVS Angelo Bonelli, co-portavoce di Europa Verde, e Filiberto Zaratti hanno deciso di intervenire presentando un’interrogazione al ministro dell’Ambiente, chiedendo un intervento urgente e chiedendo chiarimenti sulle ragioni per cui la Regione non ha completato la bonifica dell’area.
Il problema della Valle del Sacco affonda le radici negli anni passati, quando la zona è stata ripetutamente colpita da sversamenti industriali. Nei primi anni duemilacinque, l’Asl RM/E ha accertato che almeno cinquecento cittadini residenti in prossimità del fiume presentavano nel sangue livelli di beta esaclorocicloesano significativamente superiori alla media. Nel medesimo periodo è stato rilevato un preoccupante aumento del tasso di tumori nei lavoratori dell’area industriale di Colleferro, esposti a sostanze tossiche, prodotti chimici e amianto. Dopo il ritrovamento di venticinque mucche morte lungo il fiume nei pressi di Anagni e l’accertamento di concentrazioni di beta-esaclorocicloesano superiori al livello limite di 0,003 mg/kg consentito dalla normativa comunitaria, lo stato di emergenza è stato dichiarato nel 2005.
Lo scorso anno, la Direzione ambiente della Regione Lazio ha approvato l’atto integrativo dell’accordo di programma per la realizzazione degli interventi di messa in sicurezza e bonifica del Sito di Interesse Nazionale Bacino del Fiume Sacco, un accordo che era già stato sottoscritto il 12 marzo 2019 e successivamente integrato nel 2021. Tuttavia, nonostante siano trascorsi ventuno anni dalla dichiarazione dello stato di emergenza, i risultati concreti rimangono estremamente modesti. Su un’area complessiva di 7.235 ettari tra terra e falda, è stato bonificato appena lo 0,2 per cento, mentre solo il 9,8 per cento, pari a 711 ettari, è stato sottoposto alle indagini necessarie per definire la natura e la diffusione dell’inquinamento e progettare gli interventi di risanamento.
Bonelli e Zaratti chiedono al ministro Pichetto di rendere pubblica la relazione semestrale sullo stato di attuazione degli interventi e di coordinare, attraverso il Comitato di indirizzo e controllo presieduto dal Ministero dell’ambiente, la conclusione dei lavori di bonifica. L’obiettivo dichiarato è la tutela dell’ambiente e della salute della popolazione dei Comuni della Valle del Sacco, a fronte di un’inerzia amministrativa che continua a esporre migliaia di persone a rischi ambientali e sanitari significativi.
